Perchè non posso almen morire, e a un'ora
Finir mia doglia e l'altrui rabbia accesa?
E quasi con le stesse parole il Venier:
Mentre, misera Italia, in te divisa
Da strane genti ogni soccorso attendi,
Contra te stessa in man la spada prendi,
E vinca o perda, hai te medesma uccisa.
Ma nè questi erano versi buoni, nè poteva la considerazione politica (fosse pure, come qui è, piena di rammarico e di mestizia) procacciare di per sè sola un'alta poesia patriottica. Quanto alla fede, le toccò meno ancora che alla patria; e ripensando alle condizioni nostre nel secolo decimosesto, nessuno ne stupirà. Del papato ci curavamo, istituzione mondana; della Riforma germanica avemmo terrore o sogghignammo; nè il concilio di Trento durò fatica tra noi a piegare nella disciplina apparente le forze della fede vivace. Perchè la poesia politica potesse rinnovarsi, convenne che l'Italia si destasse, sotto la voce aspra di Vittorio Alfieri, e nelle scosse de' nuovi invasori; perchè potesse innovarsi la poesia religiosa, convenne che il filantropismo del Voltaire rinfrescasse i precetti di Cristo negli Inni sacri di Alessandro Manzoni.
IV.
Non vorrei sembrarvi Minosse, che esamina le colpe in sull'entrata, e giudica e manda secondo che avvinghia; così io, nel condannare alla spiccia que' poveri lirici, tutti quanti. Se in cambio d'un'occhiata generale avessi agio di dare insieme con voi a ciascuno di loro particolarmente l'attenzione debita, saremmo indotti, non è dubbio, a distinzioni ed eccezioni: perchè il Tansillo, Galeazzo di Tarsia, il Rota, Angelo di Costanzo, per l'Italia meridionale, il Guidiccioni e il Della Casa per la centrale, il Molza per la settentrionale, e la schiera gentile delle poetesse, la Colonna, la Stampa, la Gambara, per tacere di troppi altri e di alcune altre, hanno ciascuno fattezze proprie, e meriterebbero censure e lodi appropriate. Ma ben può dirsi che nessuno, neppure il Tansillo, ch'è forse di tutti il migliore, seppe infondere durevolmente spiriti nuovi alla decrepita poesia petrarchesca, vanamente rimbellettata dal Bembo. Oggi, per l'arte, non si può attribuire importanza vera se non a ciò che rientra nello svolgimento de' generi letterari fino al capolavoro; sia esso stato prodotto in quella o in questa parte del mondo civile. Con uno scambio continuo d'imitazione le genti europee alle quali si aggiunsero di recente le sorelle d'America, collaborano tutte ad una grande arte comune; e il poeta dell'una è gioia e gloria di tutte, non solo perchè tutte lo ammirano, ma perchè possono secondo i casi vantarsi tutte di averlo più o meno efficacemente preparato e vaticinato. Shakespeare è un frutto del Rinascimento che mosse da noi; Molière non sarebbe stato senza la commedia letteraria nostra e senza quella, pur nostra, che fu detta dell'arte; i Promessi Sposi non potevano sorgere se la Scozia non avesse dato Gualtiero Scott al romanzo storico. Ora in questo nobile avvicendamento, la lirica petrarchesca del Cinquecento ha troppo lieve importanza: imitata fu anch'essa, perchè l'arte nostra, levigata dal Rinascimento, precedeva e ammaestrava le altre più recenti; imitata fu, ma non recò sangue nuovo nella poesia europea; e chi la guardi, con occhio medico, quale si presenta nell'insieme de' sintomi, riconosce subito che sangue nuovo non poteva darne, perchè ella stessa si moriva d'anemia.