Ma più di te dentro e dintorno agghiaccio;

Chè più crudo Euro a me mio verno adduce,

Più lunga notte, o di più freddi e scarsi.

Bel sonetto; ma più bello nel suono che nel concetto, e non senza peccato di ridondanza nello stile. E poi, fossero pur perfetti questo e l'altro al Sonno

O Sonno, o de la queta umida ombrosa

Notte, placido, figlio.

pochi sonetti e poche canzoni armonicamente temprate, non basterebber a far poeta il Della Casa, che fu soltanto un artista, non di rado, felice. E valga, ciò che dico di lui, anche pel Guidiccioni, e per gli altri della scuola loro: alla quale il massimo onore fu fatto da Torquato Tasso, che nella lirica vi militò da per suo. Ma neppure Torquato (sul quale meglio ch'io non saprei vi parlò il Nencioni, e ciò mi scusi se accenno a lui così di passaggio) neppure Torquato fu lirico rinnovatore. Infuse, è vero, talvolta la gentile anima sua nel sonetto e nella canzone, con effetti mirabili; cesellò madrigali finissimi; ma quelle sue rime buone mischiò fra troppe altre lambiccate in servigio de' signori e delle signore, o a loro sollazzo, con sì poca serietà artistica che non di rado, contro il precetto del Vangelo, fece servire a due padroni un componimento medesimo. Nondimeno, dove fu schietto, anche in quella ultima maniera della lirica petrarchesca riuscì grande; perchè grande era l'anima sua di poeta: e se la lode allo Stigliani è pur essa un tristo esempio della mala fede con la quale si celebravano l'un l'altro a vicenda.

Stiglian, quel canto onde ad Orfeo simile

Puoi placar l'ombre dello stigio regno,

Suona tal che ascoltando ebro ne vegno,