Amiamo, concludeva catullianamente il voluttuoso poeta della corte estense, che a mano a mano doveva macerarsi e distruggersi, combattendo sè stesso con gli scrupoli religiosi, combattendo l'arte sua con gli scrupoli critici:
Amiam, chè non ha tregua
Con gli anni umana vita, e si dilegua.
Amiam, chè 'l Sol si muore, e poi rinasce:
A noi sua breve luce
S'asconde, e 'l sonno eterna morte adduce.
L'arte del Tasso, per la sterminata ammirazione che suscitò, ebbe molta parte a determinare la poesia del Seicento: ma, come nella Gerusalemme così nella lirica, egli, anzi che indurre a forme nuove, chiuse e consacrò forme antiche. Con lui morì il poema epico-romanzesco, con lui morì la lirica petrarchesca. Quel molto di vitale che egli trasse dall'anima sua, anima di uomo e di poeta moderno, e depose in quelle nobili forme, non germogliò se non quando ne fu tratto fuori, e in altre forme ridestato: a quel modo che si narra dei chicchi di grano rimasti inerti ne' secoli entro il chiuso delle Piramidi; che, ridonati alla terra ed al sole, germogliarono vivi.
V.
Cerchiamo altrove i principii delle forme nuove, della lirica nuova. E perchè il tempo stringe, mettiamo subito da parte ciò che il Cinquecento, fuor della lirica petrarchesca, ebbe di eccellente in sè, ma senza accenni all'avvenire: l'elegia in terza rima dell'Ariosto, il poemetto in ottava rima del Molza. Destinato a farvi da guida per una Galleria men buona ma più lunga di quella degli Uffizi, con l'obbligo di farvela correre tutta in un termine prestabilito, voi non potreste senza ingiustizia rimproverarmi, o signori, ch'io non vi lasci il tempo d'ammirare, il tempo di respirare: ne soffro più di voi pensando che sono costretto, in qualsiasi modo, a spiacervi. Si passi dunque da una sala all'altra, dalla Scuola petrarchesca, alla scuola classicheggiante. Non vi aspettate miracoli: in quella trovammo le prove estreme d'una maniera invecchiata, abbiamo in questa le prime prove d'una maniera troppo giovane ancora.
O come virtute ben posasi in alta Colonna!