Dal barbarico stuol m'è tolto, ahi lasso!

E con gli occhi dolenti e 'l viso basso

Sospiro e inchino il mio natio terreno,

Di dolor, di timor, di rabbia pieno,

Di speranza, di gioia, ignudo e casso.

Poi ritorno a calcar l'Alpi nevose.

Non mentiva il Guidiccioni, quando al tempo del sacco di Roma, rammentava le glorie del passato dinanzi alla enorme miseria del presente; e per ciò il rimpianto gli usciva facondo dal labbro:

Tal, così ancella, maestà riserbi,

E sì dentro al mio cor suona il tuo nome,

Ch'i' tuoi sparsi vestigi inchino e adoro.