Naturalmente, dalle furfanterie dei soldati e dei finanzieri, prendevano audacia i birbanti, per così dire, spiccioli: il malandrinaggio era ancora.... una professione! In mancanza del guadagno offriva almeno la promessa, in quella scarsità di pane, di un pane in galera; e mai come allora, gli stradali di Lombardia furono infestati da tanta e così feroce canaglia.

Eugenio Beauharnais, il figlio dell'imperatrice Giuseppina, era il Vicerè di questo povero paese. Strana e melanconica figura!

Un altro cittadino, creato sovrano da Napoleone e che da principe non ha saputo fare nè il bene nè il male, per cui i principi, talvolta, affrettano le soluzioni della storia.

Il Romagnosi parla del vicerè Eugenio come di un uomo mal conosciuto, di retti sentimenti, ma non così saldo, da non lasciarsi sviare fra gli intrighi del tempo, ed abbagliare da quell'altra peste, pure del tempo, la vanità militare.

Dopo la campagna del 1813, i principi confederati gli avevano promesso il Regno d'Italia, purchè avesse vôlte le armi contro l'Imperatore; ma egli fedele e riconoscente, aveva respinto le blandizie: e di ciò chi mai vorrebbe biasimarlo?

Poi, Napoleone gli aveva ingiunto di abbandonare l'Italia e di ridursi in Francia, colle sue truppe. Eugenio gli dimostrò che queste lo avrebbero abbandonato, ma — come sottilmente nota il De Castro — non seppe nè riaffermarsi virilmente per lui, nè separarsene per unirsi alle potenze alleate, nè prendere il partito più giudizioso e più generoso ad un tempo, quello, cioè, di sposare francamente, lui del popolo, la causa dei popoli e farsi ad un tempo loro capo e difensore.

Il 22 novembre 1813, al principe La Tour e Taxis che nel villaggio di San Michele, fra Vicenza e Verona, gli rinnuovava l'offerta del trono purchè si unisse alla Santa Alleanza, Eugenio rispondeva collo stesso rifiuto dato pochi dì innanzi ad una deputazione del Senato che gli proponeva di organizzare un moto in Milano per proclamarlo re.

«Non si può negare — esclamava colle lacrime nella voce, per il ricordo dei propri figli — non si può negare che la stella dell'Imperatore non cominci a impallidire.... Ma per coloro che furono da lui beneficati, è una ragione di più per serbarsi fedeli».

Questa è storia, una pagina di storia umana più che politica. Apprezzò Napoleone la devozione di quella resistenza, devozione tanto più grande, dopo che egli aveva ferito nel Beauharnais il cuore del figlio e gli interessi del principe, ripudiandone la madre?... Chi lo sa?

Certo il Beauharnais fu compreso da una donna, dalla moglie: la viceregina Amalia Augusta di Baviera, che merita un posto a parte nella storia di quell'epoca, e fra la gente di quel tempo un posto d'onore.