Trentamila franchi al giorno costava la sola mensa imperiale; quarantanove milioni di franchi l'Austria sola spese di suo in pompe, spettacoli e cerimonie, e questo è niente a petto allo sperpero di danaro dei più ricchi signori d'Europa, che o gareggiavano di lusso, o liquidavano patrimoni in una notte ai tavolieri da giuoco, o gli arrischiavano sui fondi pubblici, speculando anche allora al rialzo e al ribasso sulle sventure della patria, o li gettavano (meno male!) ai piedi delle deità femminili più in voga.

Se io potessi a parole far rivivere dinanzi a voi quel grande quadro, quel caleidoscopio così vario di feste e di spassi non mai interrotti, che rallegrò la società cosmopolita, raccoltasi a Vienna tra il settembre del 1814 ed il giugno del 1815, e rimasto poi un ricordo incancellabile, di cui son piene le Memorie e le Lettere posteriori di molti fra gli eroi e le eroine di quella lieta gazzarra, un ricordo che, a guisa di strascico luminoso, rischiara ancora le ombre e consola ancora le inevitabili mestizie della loro memore vecchiaia, potrei sperare, pur con un simile argomento alle mani, d'intrattenervi molto piacevolmente in quest'ora, che m'è assegnata, certo più piacevolmente di quello che riferendo le discussioni precedenti al trattato e analizzando il contenuto dei 121 articoli dell'Atto finale del Congresso.

Due grossi volumi ne ha riempito il De La Garde, uno dei tanti giramondo, che vi assistevano da dilettanti, e framezzo a molti errori grossolani di fatti e di nomi e a molte inutili chiacchiere, che oggi non possono aver più alcun valore, l'opera sua ha una certa importanza, perchè il De La Garde riferisce, con riverenza di discepolo, i giudizi, i racconti e le impressioni del suo Mentore in quell'occasione, che era il famoso Principe di Ligne, un vero sopravvissuto del secolo XVIII, un vero rappresentante, già quasi ottuagenario, dei costumi e della sensualità frivola, gaudente, ma schietta e sincera d'una società già finita, perchè v'era passato sopra nient'altro che il turbine della Rivoluzione francese e delle guerre napoleoniche.

Bene o male, il Principe di Ligne s'era acconciato anche a queste; ed ora, compiuta ormai la sua lunga carriera di guerriero, di diplomatico e di avventuriere di gran lignaggio, e cinghiate alla meglio le vecchie membra nel suo uniforme onorario di feld-maresciallo austriaco, senza più fede nè illusioni negli uomini, ma conservando sempre una gran tenerezza, purtroppo alla sua età disinteressatissima, per le belle donne, ed ora, dico, amava (forse per gratitudine) che esse almeno si divertissero più che era possibile, avessero pure ad andarne a rifascio tutte le politiche di questo mondo.

S'era quindi fatto esso pure promotore e ordinatore instancabile di quella successione di feste, che non soffriva mai nè respiro, nè ripetizioni, ed a chi si lagnava che, oltre alle discordie dei potentati e dei diplomatici, anche questo continuo svago impedisse ai lavori del Congresso di camminare, il Principe di Ligne rispondeva: «non cammina, ma balla!» Consolazione da filosofo del secolo XVIII! Il giocondo vecchio nel dicembre del 14 morì, da pari suo, d'un'infreddatura presa all'uscita d'un ballo, e ne' suoi ultimi momenti, dopo d'avere raccomandato che gli scrivessero sulla tomba:

Ci gît le prince de Ligne:

Il est tout de son long couché.

Jadis il a beaucoup péché,

Mais ce n'était pas à la ligne,

il giocondo vecchio si compiaceva che a Vienna, dove, tra balli, corse sulle slitte, giostre medievali, caccie col falcone, commedie di salotto, quadri plastici, concerti, teatri, non si sapea più oramai come variare spettacolo, le sue dolci amiche potessero, mercè sua, godersi anche quello del funerale di un feld-maresciallo.