Regna e tramanda nell'augusta prole

Le tue virtù; basta che a te somigli.

Tu lei volesti, e te l'Etruria vuole.

Più numerosa gente altri si pigli,

Più fida no, nè più in amor sincera:

Maggior d'ogni altro è chi sui cori impera!

Il ritorno di Ferdinando III chiudeva per Firenze un periodo sciagurato pieno di rivoluzioni, di rimescolii e di paure. In quei quindici anni quante scosse e quante commozioni, quanti ingressi trionfali e quante fughe paurose e precipitose! Nel 1799 il generale Gaultier dà lo sfratto al Granduca, pianta gli alberi della libertà sulle piazze di S. Maria Novella e S. Croce, arresta alla Certosa quel povero vecchio cadente del pontefice Pio VI e lo spedisce prigioniero in Francia a morirvi d'angoscia, spoglia la galleria e la reggia de' Pitti de' suoi capolavori, e pochi mesi dopo, il 5 luglio 1799, sgombra con le sue milizie Firenze. Tornano gli Austriaci e restaurano il governo di Ferdinando III, mentre le frotte dei contadini insultavano e rubavano quanti aveano al governo francese aderito. Ma seguono le vittorie sfolgoranti del Bonaparte e, dopo Marengo, gli Austriaci sloggiano alla lor volta; e Firenze vede, il 15 ottobre 1800, l'entrata del generale Dupont, e poi quella del Miollis, l'amico di Corilla Olimpica; e il 27 marzo 1801, Giovacchino Murat, che in nome del cognato Bonaparte prende il comando della Toscana.

Il 12 agosto altro ingresso trionfale! Ricordate? la Toscana, col trattato di Madrid, era stata trasformata in regno d'Etruria, e Lodovico di Borbone, già duca di Parma, veniva a prenderne possesso. Regno breve e inglorioso: il 29 maggio 1803, morto Lodovico, gli succedè l'infante Carlo Lodovico suo figlio col titolo di secondo Re d'Etruria, e questi, il 10 dicembre 1807, parte da Firenze con Maria Luisa sua madre per occupare un altro regno, quello di Lusitania, largitogli dall'imperatore Napoleone, nel cui nome il generale Reille occupava Firenze. Il 24 maggio 1808, la Toscana, divisa in tre dipartimenti dell'Arno, del Mediterraneo e dell'Ombrone, fu riunita all'Impero e governata da una Giunta di governo, preseduta dal barone Menou, generale delle truppe francesi. Neppure un anno dopo, il 3 marzo 1809, i tre dipartimenti furon trasformati in granducato, e ne fu investita Elisa, sorella dell'Imperatore, sposa a Felice Baciocchi, principessa di Piombino e duchessa di Lucca. Il 1º aprile, Elisa faceva il suo ingresso in Firenze, che di lei e del suo governo ricordava più tardi con piacere due cose: le riviste militari ch'ella passava a cavallo, seguìta dal marito Felice, — e i lampioni a olio messi a spese del Comune per le vie della città dopo il 1809. Ma scorsi appena cinque anni dalla sua venuta, il 1º febbraio 1814, alle nove e mezzo della mattina essa fuggiva alla volta di Lucca, dove aveva già spedito la principessina sua figlia e di nottetempo parecchi carri pieni d'argenterie e di cose preziose.

Quell'anno 1814 fu veramente pieno d'eventi, e per Firenze di curiose sorprese. I Francesi eran quasi tutti partiti, assai prima di Madama Elisa, ed entravano le truppe napoletane col Maresciallo di campo Minutolo, che in nome del Murat, anzi di Gioacchino Napoleone Re delle Due Sicilie, prendeva possesso della città. Al Minutolo succedeva il Lechi, luogotenente generale comandante superiore della Toscana, che dopo un blocco di 20 giorni e più, faceva, il 23 febbraio, evacuare dalle fortezze da Basso e di Belvedere le guarnigioni francesi rimastevi. Poi, quando già la Toscana era tutta occupata da milizie napoletane, — in forza della convenzione di Schiarino-Rizzino onde il Murat dovette contentarsi del Reame di Napoli, — stabilita con l'atto di Parma la reintegrazione di Ferdinando III in Toscana (20 aprile 1814), giunse il 26 aprile in Firenze il duca di Rocca Romana, Commissario di S. M. il Re di Napoli, per la consegna della Toscana al Commissario generale del granduca Ferdinando III. E in nome di questo, il 1º maggio 1814, don Giuseppe Rospigliosi, come plenipotenziario, ne prendeva possesso.

In quindici anni, dieci cambiamenti di governo! di che nella stampa del tempo resta appena la traccia. L'unico foglio politico pubblicato allora in Firenze, soltanto in una settimana del febbraio 1814 muta tre volte il titolo, e da Giornale del dipartimento dell'Arno, come si chiamava il 3 febbraio, diventa il 5 febbraio Giornale politico di Firenze, e il 10 Gazzetta di Firenze. Ma se cambia di titolo non cambia di proprietario, e seguita a stamparsi da Giuseppe Fantosini da S. Maria in Campo. Cambino pure i governi, ma gli uomini di carattere, i tipografi d'allora, non lo cambian davvero!