— Ma io debbo scrivere a Vienna....
— V. E. scriva che il ministro Fossombroni è sempre pronto a compiacere S. M. l'Imperatore, qualunque sia la cosa che si degni di chiedergli; ma che per il momento si trova a corto così di scudi come di elefanti. —
Un altro aneddoto che dipinge l'uomo. Il suo segretario particolare (allora si chiamavano più modestamente commessi fiduciari) gli portò un giorno molte carte da firmare; e poi — come successe più tardi a un ministro di Vittorio Emanuele famoso per le sue distrazioni — scambiando il calamaio col vaso del polverino, macchiò d'inchiostro tutti quei fogli. L'impiegato rimasto di sale, si lasciò scappare un:
— E ora?
— E ora, — rispose con l'usata bonarietà il ministro Fossombroni, — si va a desinare.
— Ma, e gli affari?
— Domani, mio caro, domani. Il desinare brucia e lo Stato no. —
E per quel giorno — scrive l'arguto figlio di quel segretario — le staffette non partirono e la Toscana si governò da sè e nessuno se ne risentì.
Il mondo va da sè, soleva affermare il Fossombroni, che cotesta massima considerava un assioma di profonda politica. Di che molti oggi, anche ministri, lo han censurato.
Ma, secondo me, è bene che così vada. Sarebbe peggio, se lo dovessero mandare i ministri!