Un Lazzarini, capitano del Brigantino gli aveva traditi, consegnandoli al Bandiera, Ammiraglio Austriaco. E vedete fatalità! Il Lazzarini morì di mala morte e Attilio ed Emilio Bandiera lavarono col loro sangue a Cosenza nel 1844 l'infamia del padre.
Nei tristi tempi, che seguirono, i vinti del 31, come accade sempre fra gli sfortunati, cominciarono a beccarsi fra loro, e il Sercognani fu accusato d'essersi venduto, l'Armandi d'aver tradito, il Vicini d'aver immiserito la rivoluzione a rivendicazioni locali e di campanile, perchè in un proclama, che nessun altro del Governo sottoscrisse, rievocò da avvocato i vecchi diritti della Repubblica Bolognese e il contratto del 1447 fra Niccolò V e il Senato! Miserie!! Quanto meglio dire col poeta, adattandolo un poco alla circostanza:
Taccian le accuse e l'ombre del passato,
Di scambievoli orgogli acerbi frutti,
Tutti un comun delirio ha travagliato;
Errammo tutti!
Il Sercognani forse non volle lasciarsi Rieti alle spalle; l'Armandi contro le forze preponderanti dell'Austria credette ridicolo osare; il Vicini credette di vincere la causa, riallacciando la rivoluzione presente a tradizioni rivoluzionarie, e forse Massoniche locali, perchè lo Zamboni, il martire Bolognese del 1794, avea su per giù ne' suoi proclami dette le stesse cose.
E perchè mai la Rivoluzione del 1831 non cercò afforzarsi, estendendosi alla Toscana, ai Ducati, come avea progettato il povero Ciro Menotti, che era un uomo d'affari e non un avvocato? Perchè, oltre al chiodo fisso del non intervento, la Rivoluzione del 31 fu, risponde Cesare Albicini, in un suo bello studio su Carlo Pepoli, fu da Bologna sino a Rieti, una riscossa di Municipii, come quella del 48 fu una riscossa di Stati, e quella del 59 una riscossa dell'intiero popolo italiano. Evoluzione progressiva, teoria Darwiniana, forse troppo più scientifica e arguta, che non comportino le arcane e imprevedibili selezioni della storia.
Ad ogni modo credo potersi concludere che una rivoluzione, la quale scese di palazzo colle tasche vuote e le mani nette; che a Rimini ebbe in articulo mortis il suo battesimo di sangue in faccia agli Austriaci, affrontando i loro cannoni con le picche e i fucili da caccia, non merita nè condanne, nè ironie, nè dispregi; e credo di più, che se in Bologna le generazioni seguenti non si accasciarono sotto il peso della doppia tirannia Pretesca ed Austriaca, molto è dovuto a questo buono e quasi domestico ricordo per tutti della Rivoluzione del 1831.