Italia mia, combatterò....
Polve d'eroi non è la polve tua?
E tutti a convenirne e applaudire. E dame e cittadine arrivare bianco vestite e col tricolore a tracolla sul palcoscenico e intonare un coro di Caterina Ferrucci:
Alla gioia s'apre il cor,
Del piacer di libertade
No, non v'ha piacer maggior;
parole, che convenivano egualmente bene a un melodramma tragico e ad un'opera buffa!
Così è, signore, che la rivoluzione del 31 a Bologna ebbe un'aria idillica; fu una festa di famiglia; rimase un ricordo caro e senza rimorsi per tutti, come rimase caro e onorato il nome dei cittadini, che vi primeggiarono, del Vicini, Presidente del Governo; dello Zanolini, autore d'un abbastanza buon romanzo scritto in esilio e intitolato il Diavolo del Sant'Ufficio; di Pio Sarti, fratello alla madre di Marco Minghetti; di Carlo Pepoli, poeta gentile, amico del Leopardi, e che in esilio anch'esso scrisse il libretto dei Puritani per Vincenzo Bellini; di Terenzio Mamiani, che poi, come poeta e filosofo, salì a tanta celebrità. I racconti, gli aneddoti, i detti e fatti memorabili di questo o quello, ora gravi, ora anche un po' ridicoli, sono infiniti; e i pochi superstiti, e certe vecchie signore persino, li narrano ancora con compiacenza singolare. Eppure tant'altre e così grosse vicende hanno viste d'allora in poi! Ma non i lancieri a piedi del giovine Napoleone III, e la spada di un avvocato Patuzzi, colonnello della Guardia Nazionale, che nelle grandi occasioni non c'era verso di tirarla fuori dal fodero, e gli armati di picche del generale Grabinski, vecchio e valoroso ufficiale, che non avea colpa se i suoi soldati non avevano fucili; tutti fatterelli, che io ho uditi mille volte, quest'ultimo in ispecie, che è altresì per me un ricordo domestico, giacchè fra quei male armati e senza fucili era il mio vecchio babbo coi suoi condiscepoli d'Università e quando il Generale, il quale parlava un italiano tutto suo, li passò in rivista sulla piazza di Faenza, fu udito esclamare mestamente: «quanta bella gioventù! Peccato non esser tutta fucilata!»
E quest'era la gente, chiamata dal cardinal Bernetti nella sua Notificazione del 14 febbraio 1831 una turba di ladri, che altro non voleva se non porre a sacco le pubbliche e le private proprietà, e contro cui aizzava le plebi, perchè al suono delle campane a stormo si levassero in armi per dar loro addosso, come a briganti. Esecutore di questo disegno di restaurazione, così umanamente cristiano, mandò il cardinale Benvenuti, che in Osimo cadde in mano degli insorti e fu tradotto prigioniero in Bologna. Lo salvò dall'ira popolare Pio Sarti, facendogli scudo della sua persona, e quando il Governo delle Provincie Unite riparò in Ancona, il cardinal Benvenuti fu liberato e firmò esso la capitolazione, di cui ho parlato.
I membri del Governo, fidenti nella parola del Cardinale, noleggiarono un Brigantino, che appena uscito dal porto d'Ancona le navi Austriache catturarono, trasportandoli prigionieri a Venezia.