E rende afflitta e misera la gente.

È inutile aggiungere che si fece dare dall'usuraio tutti i danari, tutti i registri e tutte le obbligazioni. Distribuì i primi ai poveri e bruciò il resto.

Sopra tutto non amava l'economia politica, poichè fissava i prezzi a piacere. In un anno in cui in Puglia era grande carestia di grano, Angelo seppe che un barone avea fatto grande incetta di frumento e avea venduto sulla piazza di Genova 12 mila tomoli di grano a 37 carlini il tomolo. Angiolillo non esitò un momento solo: andò dal barone e con bel garbo si fece dare le chiavi dei depositi, dicendo che voleva egli stesso occuparsi della vendita. Poi, secondo il poeta, fece dare il bando....

.... a chi necessita lo grano,

Angelo vende a quindici carlini

cioè ad assai meno della metà. Il grano fu venduto in pochi giorni, e, cosa abbastanza singolare, Angelo restituì fedelmente il ricavato della vendita al barone.

Non amava confondersi con i delinquenti comuni, e quando poteva arrestare i peggiori di essi lo faceva assai volentieri, e si occupava perfino di consegnarli ai giudici.

Religiosissimo e accolto a braccia aperte, come un amico, dai frati in tutti i conventi della regione, avea una strana propensione a svaligiare i vescovi e i ricchi prelati; anzi si può dire che la sua opera fu principalmente diretta contro di essi. Ma nemmeno in tali casi amava essere scortese. Un vescovo avea 1000 zecchini; glie ne prese 500, dicendogli con profondo rispetto: — 500 vi bastano per il vostro viaggio. — Un'altra volta incontrò un abate benedettino, che ne avea 2500: glie ne prese metà e di questa fece due parti: una per sè e per i suoi compagni; dell'altra si servì, al solito, per dotar zitelle.

Questo desiderio di proteggere l'onore delle fanciulle non può essere compreso da chi non abbia un concetto della prepotenza baronale e più ancora di quella della ricca borghesia, che abusava delle fanciulle nel modo più indegno che si possa immaginare.

Angiolillo insegnava la morale non solo ai signori, ma anche ai preti e ai vescovi.