Ma nessuno dei briganti nè prima, nè dopo ha avuto la filantropia larga e disinteressata di Angelo Duca.
Quando entrava in un paese, e ciò gli accadeva di frequente, andava subito dai più ricchi, si faceva dare il danaro che possedevano e lo distribuiva ai poveri. Così fece a Calitri dove il più ricco era il parroco.
Non amava che i ricchi godessero e i poveri soffrissero. Ad Ascoli in casa di un ricco signore si faceva festa: egli vi andò, ma volle che una parte dei cibi e molto danaro fossero distribuiti ai contadini,
Con dir se festa fa la signoria,
Anche alla povertà festa si dia.
Questi versi sono dei suoi biografi, che ne hanno raccontato in ottava rima le gesta; come in versi (o strazio della rima!) è la Bellissima istoria che si cantava sino a pochi anni fa.
Non amava gli usurai e con essi era qualche volta crudele. Una volta incontrò un pover uomo che era menato in prigione, perchè non avea pagato l'usuraio. La moglie l'accompagnava piangendo e singhiozzando. Angiolillo liberò l'arrestato; si recò subito al paese dell'usuraio, entrò nella casa di questi e lo atterrì dicendogli che l'usuraio è peggiore del brigante. Il poeta gli mette in bocca le seguenti parole:
Il ladro ruba ed ha grande timore
. . . . . . . . . . . . .
Ma l'usuraio ruba francamente