Tutto il contante che il prete ha portato
Il fuoruscito ai poveri ha donato.
Circondato dalla simpatia delle masse Angelo Duca avea tale potenza, che entrava da trionfatore in città di sei o settemila abitanti.
Il popolo lo considerava come un eroe e lo credeva invulnerabile.
Perseguitato aspramente e tradito da un compagno, fu arrestato nel monastero di Muro Lucano e nel 1784 impiccato in Salerno, per semplice ordine del re, senza nemmeno la parvenza di un processo. Fu forse l'ultima condanna pronunziata a Napoli per biglietto, senza nessuna procedura; e il fatto parve mostruoso anche alla Curia, che di questo scandalo parlò a lungo.
Nè prima, nè dopo di lui vi fu alcuno che, anche lontanamente, si potesse paragonare ad Angelo Duca. Vi furono tra i banditi molte anime desiderose di giustizia, o almeno di vivere più umano; vi furono individui che in non poche occasioni diedero prova di spirito di sacrifizio e di devozione. Ma erano nature rozze, e la loro primitiva morale non permetteva mai di elevarsi fuori dell'ambiente di miserie e di odî in cui vivevano.
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Ma il vero brigantaggio politico non comincia che nel 1799. Fuggiti in quell'anno i sovrani in Sicilia e proclamata la repubblica, questa non avea nè potea avere salde radici nel popolo. Messa su dai francesi, raccoglieva intorno a sè gli spiriti più eletti e insieme gran numero di scontenti dell'aristocrazia del reame. Nondimeno si sorreggeva, e, nonostante Nelson, la lotta da parte della squadra britannica sarebbe durata se un uomo audace e intraprendente non avesse concepito il pensiero arditissimo di conquistare il regno al Sovrano, eccitando le passioni popolari e scatenando il brigantaggio.
Il cardinale Fabrizio Ruffo, il cui nome è rimasto tristamente famoso, ma che fu migliore della sua riputazione e sopra tutto fu più onesto dei suoi sovrani, concepì l'idea audace di riconquistare il reame, mettendo in rivolta le classi proletarie. Principe della Chiesa e feudatario, pieno di debiti e di audacia, senza scrupoli e pure non perverso, egli avea un piano assai semplice ed ardito. Partendo dalla punta estrema della Calabria e descrivendo un grande arco di cerchio traverso la Basilicata, le Puglie e i Principati si proponeva di giungere a Napoli, dopo aver percorso le zone principali del brigantaggio. Riunendo dintorno a sè i banditi — come si diceva allora che la parola brigante non era ancora penetrata — riunendo i miserabili e gli scontenti, sapeva di arrivare a Napoli seguìto da turba infinita e feroce, e contava di poter facilmente distruggere la mal difesa repubblica.
In una lettera da Monteleone al ministro Acton, il Cardinale spiega chiaramente i mezzi di cui volea valersi; contava sopra tutto di andare avanti «nutrendo sempre la gelosia fra il popolo e il ceto medio.» Le classi colte erano desiderose di nuovi ordinamenti: bastava atterrirle svegliando l'odio popolare contro i possidenti. «Spero — scriveva in un'altra lettera, partecipante la presa di Cosenza — che il popolo basso abbia saccheggiato insieme con gli aggressori, e così mantenga a freno i nobili e i paglietti,» cioè l'aristocrazia scontenta e la borghesia.