Già le destre hanno stretto le destre;
Già le sacre parole son porte:
O compagni sul letto di morte
O fratelli sul libero suol.
Il metro, e un qualche accenno, vi han subito rammentato l'inno del Torti seminarista; ma non mi curavo di farvi osservare ciò (che ha mai che fare, quanto alla forza lirica, l'inno di lui con questo del Manzoni?), e il raffronto, se mai, tende a un'osservazione che dovrem fare più oltre. Qui importa soltanto riconoscere, che il Manzoni, come già per la lirica sacra, nel coro La battaglia di Maclodio, e in questi versi, accettava i metri e le intonazioni de' predecessori suoi, che furon molti tra piccoli e minimi nella poesia della seconda metà del secolo scorso e ne' primi anni del presente: se non che, infondendovi per entro l'anima e l'arte sua superiori, veniva a effetti originali e spesso sublimi.
Sublime è infatti la chiusa, come di rado fu la lirica antica e la moderna:
Oh giornate del nostro riscatto!
Oh dolente per sempre colui
Che da lunge, dal labbro d'altrui,
Come un uomo straniero, le udrà!