E là anche a Londra, Giovanni Berchet. Nato a Milano il 23 dicembre 1783, aveva cominciato la sua vita di poeta, a venti anni, traducendo nel 1807 dall'inglese del Gray le maledizioni e le tremende profezie scagliate dal bardo gallese, superstite a tutti i trucidati compagni, su Odoardo I invasore e carnefice, innanzi di precipitarsi dalla rupe ne' flutti, subito dopo compiuto quel suo canto postremo. Si direbbe un simbolo profetico della Musa dello stesso Berchet. E intanto satireggiava con eleganza su' funerali e sull'amore, secondo la tradizione pariniana, rinnovata allora dallo Zanoia e dal Manzoni medesimo ne' sermoni: ma più gli era giovamento, e nella vita, per gli offici, e nell'arte, per l'avanzamento del gusto, tradurre ancora dagli stranieri, il Visionario dello Schiller, il Vicario di Wakefield del Goldsmith, rimpiangendo nella prefazione di questo libro, che tanto bene potrebbero fare i romanzi, e nol facessero, e che il buffone alle spese della virtù avesse più fortuna che il moralista. Così nel 1809 invocava (e qui l'augurio profetico va sul Manzoni) che l'Italia imitasse pe' romanzi buoni l'Inghilterra. Ora, nel Vicario è una ballata che il Berchet tradusse in polimetro; d'un pellegrino che chiede ricovero a un eremita; e questi, impietosito dal dolore di lui, lo ricetta, lo ascolta, finisce con l'accorgersi che è una fanciulla; ed ella gli narra allora come già derise Edevino che l'amava; onde Edevino disperato andò a morir nel deserto, ed ella ne cerca la tomba a morirvi sopra: naturalmente si riconoscono, e fan pace. Chi pensasse ad alcun che di mezzo tra il Bardo del Gray e l'Edevino del Goldsmith, un poemetto cioè in cui lo spirito del canto politico fosse infuso nella forma d'una ballata affettiva, avrebbe ciò che riuscirono le romanze patriottiche del Berchet.
Nel novembre del '21 si trovava questi una sera in casa di amici, quando eccovi un commissario di polizia, che trae da parte una signora nota per le opinioni liberali, e l'avverte secretamente, qualsiasi ne fosse la ragione, che il conte Confalonieri sta per essere arrestato. Il Berchet ode l'avviso; sa di che ha da temere anche per sè; corre a casa; fugge, mentre la sorella gli arde tutte le carte; e quando la polizia arriva a perquisire e sequestrare, egli è di là dal confine, in salvo. Quali colpe temeva lo facessero impiccare o dannare al carcere duro? Era stato col Pellico l'anima del Conciliatore, il giornale romantico; aveva aiutato con mille lire dell'Arrivabene a comprare un cavallo per un aiutante di campo di Carlo Alberto!; era de' liberali sospetti già innanzi i moti del '21, sì che il governo gli aveva negato un officio di traduttore. E che d'essere sospetto si meritasse, mostrò indi a poco ne' fatti.
A Londra, impiegato in una casa commerciale di milanesi, sentì subito profondamente ciò che gli esuli italiani fossero allora; e potrebbero essere sue le parole che indi a poco scriveva di là Santorre Santarosa al Panizzi: «L'emigrazione italiana prende, a' miei occhi, un carattere di permanenza; comunque sia, è certo che ha un carattere storico: e siamo tutti debitori all'infelice nazione di cui siamo la parte sagrificata, di ogni nostra opera, di ogni nostro pensiero nell'esilio non meno che se noi fossimo nel fôro di Roma o nei comizi di Modena o di Torino. Possiamo onorare il nome italiano nella Gran Brettagna coll'intierezza della vita, coll'utilità dei lavori, colla dignità dei discorsi e dei costumi, e col sopportare, anzi vincere, la povertà colla costanza e col lavoro.» Ed egli, il poeta, mentre teneva la corrispondenza mercantile, dando più lavoro di quanto il principale benefico volesse, e sfuggendo alla tentazione di farsi troppo amico del Foscolo, che non godeva piena stima per poca dignità di vita, scriveva a conforto suo e a vantaggio della causa italiana I profughi di Parga, cominciati a Milano, e scriveva e pubblicava a più riprese le romanze sotto l'emblema di una lampada in cui una mano versa nuovo olio, col motto alere flammam, e l'altro motto in epigrafe «Adieu, my native land, adieu» (doloroso compendio di dolori e speranze); Clarina, Il romito del Cenisio, Il rimorso, Matilde, Il trovatore, Giulia. Quindi, nel '29, Le Fantasie.
V.
Ciò che, sotto le apparenze di Grisostomo, il Berchet aveva detto nella Lettera semiseria sul Cacciatore feroce e sulla Eleonora del Bürger, che fu nel 1816 l'esplicito programma della scuola romantica in Italia, la poesia dover essere popolare di caratteri e propositi, e tale di modi da riuscire accetta ed efficace ai più, fuor dalla strettezza delle regole viete e della vieta mitologia, in argomento da suscitare gli affetti vivi a scopo di bene; egli stesso cercò di ottenere con que' poemetti e nelle romanze.
Parga, sulla costa dell'Albania di contro a Corfù, per salvarsi dai Turchi si era data agli Inglesi protettori: e questi nel '19 la rivenderono ai Turchi. Il fatto pietoso mosse tutta l'Europa cristiana: il Goethe lo consigliava al Manzoni come argomento adatto a suscitare di per sè quella commozione che sembrava anche a lui potersi desiderare più intensa ne' drammi mirabili del poeta italiano; il Leopardi voleva introdurlo come episodio in una sua canzone alla Grecia; anche il Byron vi pensava su per qualche lirica; e una gentildonna italiana, saputo di tale intendimento dell'inglese, si affrettava a novellarne in prosa.
Avevano que' di Parga dissotterrate le ossa de' morti loro, che non fossero profanate da' Mussulmani; e sopra un rogo di fronde d'olivo le avevano arse; poi, compiuta la sacra cerimonia, s'erano imbarcati per Corfù. Il Berchet esule fa narrar la scena pietosa alla moglie d'un eroe di Parga, che dal rogo ha sottratte le ossa di due fratelli suoi, uccisi dal Turco, e seco le ha recate, e vi spasima su, rammentando la patria perduta: sì che tenta d'uccidersi. Ed è quello il punto più alto esteticamente del poemetto:
Quando il rogo funereo fu spento
Noi partimmo: — e chi dir ti potria
La miseria del nostro lamento?