Fu religioso il Belli? Se si pone mente al primo e all'ultimo periodo della sua vita, conviene rispondere di sì; se si pone mente al periodo medio, a quello del Belli geniale, conviene rispondere di no. Il vero è ch'egli in religione come in politica non fu saldo e non ebbe pensieri chiari e certi, come non ebbe sentimenti accesi. Finchè durò intorno a lui l'ambiente favorevole e rimase l'effetto dell'educazione familiare, fu religioso; quando prevalse lo spirito dei tempi nuovi e la letteratura volterriana e l'arte sua fu vivace e peccaminosa, la fede scomparve; quando tornò l'onda reazionaria, e il suo timido carattere ebbe sentito orrore degli eccessi rivoluzionari e la vecchiezza discese, come un tramonto lunare, a velar passioni e fantasie e a destare pensieri e melanconie della futura notte dell'altra vita, il Belli credette di nuovo.
Ma se l'animo del poeta era debole, l'intelletto era vigoroso. Noi che conosciamo ora il suo cuore, sappiamo ch'egli non poteva levarsi alle altezze sublimi del sentimento vivificatore, che non poteva con impeto d'ala accendere gli animi. Ma al suo sguardo sagace nessun aspetto di cosa o movimento d'anima sfuggiva: la sua mente raccoglieva e giudicava, raffrontando e rievocando. Egli sapeva sempre cogliere il particolare caratteristico, la nota significativa; assuefatto a raggruppare e a scegliere, aveva acquistato una rara maestria selettiva così pel fatto, come per l'immagine e per la frase. Minuto e paziente, riusciva maravigliosamente nel lavoro della perfetta composizione e della assidua lima.
Arguto e caustico, trovava sempre il pensiero frizzante; dotato di fine gusto, sapeva sempre dar rilievo di forma al pensiero.
La riflessione, il buon senso, il retto giudizio, se talvolta vietavano gli alti voli, davano un sapore di sagacia e di verità alle sentenze. Della verità e della semplice schiettezza la sua mente chiara e sana era innamorata; e quando essa poteva liberamente esprimersi, senza passare a traverso la trasformazione di pensieri convenzionali e di forme retoriche, manifestava puramente il vero.
Nell'opera sua, dunque, non conviene cercare lampi geniali d'altezze sintetiche, non lusso smagliante di fantasia, non impeti gagliardi di sentimenti; ma potenti rivelazioni di anime, verità ed evidenza insuperabili di rappresentazione, vivacità, arguzia, satira, buon senso, sano giudizio: rilievo e perfezione di forma, fusione d'armonia nel componimento e varietà infinita di particolari.
Per coteste qualità d'animo e di mente scrisse sonetti ne' quali all'impeto prevale l'euritmia, al grande quadro è sostituito il particolare vivace, e l'arguzia finale ha singolare importanza. Per coteste qualità egli non parla mai, ed evita così di esprimere il sentimento suo, ma fa muovere e parlare gli altri, nei quali talvolta si rimpiatta; e la sua timidità gli permette di esprimere così più liberamente il pensiero.
Esaminando fra poco il metodo di cui egli si servì e l'opera sua — intendo sempre parlare dell'opera dialettale, chè della italiana non importa discorrere — vedremo come l'uno e l'altra fossero necessaria conseguenza dell'uomo e del tempo, e come all'uomo e al tempo si attagliassero; e però la poesia del Belli è grande arte.
Ma il Belli, per esprimermi in sintesi, fu più artista che poeta, ed ebbe grande potenza di assimilazione.
IV.
Conosciuti così la vita romana del tempo e l'animo e la mente del Belli, cioè la fonte della ispirazione e il generatore dell'opera, sarà agevole intenderla cotesta opera, sia pel proposito che per l'esecuzione.