Sweet though in sadness.
E se voi che mi ascoltate avete ancora tutti i vostri capelli neri e non siete disposti a fare con tue un viaggio nelle nebbie della malinconia; se invece avete il pessimismo di moda del presente, vi consolerete, vedendo quanta strada si sia percorsa in questi 50 anni, che ci separano dal 18 marzo 1848.
Io non sono ancora decrepito: eppure io ho viaggiato nel primo treno di ferrovia nel 38, ho conosciuti i fiammiferi ad immersione, e ho veduto la prima lampada a gas. E questo per il progresso materiale. Quanto al politico e al civile basti una citazione sola.
S'aveva in famiglia una villetta a Cannero sul Lago Maggiore e si viveva a Milano. Or bene. Cannero era sulla costa piemontese e si doveva chiedere il passaporto al Governo austriaco, e ci volevano almeno 15 giorni e la mamma doveva presentare il consenso del marito in carta bollata!
Ma io non vi ho invitato a fare della filosofia o a cantarvi un inno alla malinconia, soggetto caro che mi occupa da un anno e che, Dio volendo, si trasformerà in un libro. Torniamo dunque sulle barricate di Milano.
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Chi ha fatto le cinque giornate?
Tutti e nessuno.
Le rivoluzioni son come la febbre. Quando i primi brividi accapponano la pelle e ci fanno battere i denti, quando poco dopo il sangue si accende e il termometro ci dice inesorabilmente: tu hai la febbre; il volgo non vede che lei e crede che il male, che pure ci porterà alla tomba, è piombato su di noi, come un fulmine a ciel sereno. E invece la febbre è l'ultima scena di un dramma preparato da lungo tempo dietro le quinte. Abbiamo respirato un'aria infetta, dove si annidavano bacilli insidiosi: sono entrati in noi e hanno percorso tutte le vie dei nostri organi, circolando nel sangue. Altri bacilli li hanno combattuti, ma sono stati vinti. Gli invasori hanno trovato il terreno libero e son diventati padroni del campo. E ora stanno vivendo alle nostre spese e secernono veleni e il sangue arde e i nervi inondati da un'onda troppo calda si ribellano e sussultano. Il respiro è angoscioso; alla coscienza di una vita tranquilla e lieta tien dietro il malessere di tutti i visceri, di tutti i muscoli. Perfino il cervello, che pili d'ogni altro viscere resiste alle lotte, alle invasioni, alle insidie, perchè è responsabile di tutte quante le vite sparse nei suoi Stati; soffre, vacilla e delira.
Ecco la febbre, ed ecco la rivoluzione.