E come nella febbre due elementi contrari si combattono con incerto successo, e come essa può essere seguita dalla vittoria, cioè dalla salute; così può distruggere l'organismo o lasciarlo così debole, da farlo facile preda di altre febbri o di altri malanni.

Così nelle rivoluzioni i due avversarli che vengono in lotta si urtano, si attaccano, si mordono e si feriscono, finchè l'uno sovrasti all'altro, e lo vinca, lasciandolo morto o ferito.

Nella rivoluzione milanese, tutto era pronto e preparato da lunga mano. — La polvere era accumulata nel sottosuolo, nei sotterranei, nei pili sottili meandri della vita nazionale. Non mancava che la scintilla, e questa guizzò nell'aria di Milano il 18 di marzo.

Noi lombardi eravamo italiani come i piemontesi, come voi altri gentili toscani, e invece a vent'anni si doveva vestire l'uniforme del giallo e del nero

Colori esecrabili

A un italo cuore.

I nostri vicini avevano un re italiano: noi avevamo il nostro re a Vienna, e da Vienna, ci venivano leggi, maestri, soldati.

E prima di essere italiani eravamo uomini, e i nostri polmoni si sentivano capaci di respirare l'aria della libertà; quella che respiravano gli Inglesi, gli Americani, tanti altri popoli. Avevamo nati nelle nostre mura il Manzoni, Carlo Porta, il Parini, e nelle scuole dovevamo leggere libri tradotti dal tedesco e da chi non sapeva l'italiano. Nessun libro poteva apparire, nessun giornale si poteva leggere, senza che libro e giornale passassero prima tra i denti fitti e crudeli della censura. Da quei denti nulla usciva, che non fosse lacerato, storpiato, malmenato.

Ci sentivamo italiani e dovevamo essere nient'altro che sudditi austriaci. Ci sentivano uomini civili e degni di libertà, e non potevamo muoverci senza il permesso di poliziotti, di censori, di passaporti.

L'uomo, che cade e si trova rinchiuso in una fogna, cerca l'aria pura e unghie e muscoli punta e titanizza per cercarla. Si lacera le unghie, si spezza le membra, si lacera i polmoni colle grida; ma vuol l'aria, perchè l'aria vien prima del pane, prima dell'amore, prima della luce. O respirare o morire.