I capi esigevano, imponevano, quell'assoluta obbedienza che si piega e non discute: quasi tutti avevano idee ultraconservatrici, e miravano con sospetto i tempi nuovi.

La guerra li trovò impreparati alle grandi concezioni, ad avvalersi di molte truppe e dei Corpi di volontari.

Faceva difetto il servizio logistico, l'arte cioè di far muovere tutto l'esercito, di mantenerlo in buon assetto, di nutrirlo, di condurlo in favorevoli condizioni fisiche e morali sul campo della lotta. I grossi appalti coi fornitori fecero pessima prova: alla vigilia del combattimento di Goito una divisione non mangiò, ai primi rovesci gli impiegati delle sussistenze disertarono.

I piani di guerra non potevano, per quanto abbiam detto, erompere dalla mente dei generali, e maturavano con lentezza, più per imposizione degli eventi, che per volontà del comando. — Ciò spiega perchè nel Quadrilatero si ebbero tante battaglie sanguinose e nessuna decisiva, essendo solo attributo de' grandi capitani riconoscere il nemico con numerose scaramuccie ed annientarlo in pochi urti risolutivi.

In complesso, nel magnifico esercito piemontese del 1848-49, si riscontrano quelle virtù guerresche che rendono i battaglioni caparbi nel volere, resistenti alla sventura, tetragoni sotto le raffiche della mitraglia: ma in esso non iscocca quella scintilla del genio avida di iniziativa, di responsabilità personale, che attraverso alle tempeste di sangue crea non solo gli eroi, ma altresì i vincitori.

Comunque, esso fu il più possente argomento dell'indipendenza italiana, e noi alla sua memoria ci inchiniamo riverenti; se ebbe difetti, questi più che essere intrinseci furono attribuibili ai tempi, all'indirizzo educativo, alla secolare politica piemontese, per cui fu credenza che in qualsiasi evento l'esercito avrebbe combattuto al fianco di un altro più numeroso e più forte, ed al quale sarebbe naturalmente spettata la condotta strategica della guerra.

IV. FORZE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE.

Quanto faceva difetto nelle sfere del comando delle truppe piemontesi non sarebbe forse stato impossibile ritrovarlo nell'esercito napoletano, se, pari all'ingegno, alla spigliatezza naturale, fossero state in esso tutte le altre virtù militari.

La parte migliore dell'esercito napoletano (che per numero avrebbe dovuto essere il più ragguardevole della Penisola) era costituita dagli ufficiali uscenti dalla Scuola dell'Annunziatella. Ivi in un col sapere vi avevano assorbite le idee liberali, in contrasto colle idee egoistiche e ristrette del Principe.

La truppa usciva in gran parte da famiglie facenti un sol tutto coll'esercito, abituate ai favori, ai sussidi governativi: vivevano tali famiglie appartate dalla nazione, e solitamente in locali prossimi alle caserme.