I soldati erano adunque come accampati in mezzo ad una popolazione buona, ma facilmente infiammabile, erano ligi al padrone, ed insolenti coi liberali. Il Principe se ne serviva, ma tenevali in poca considerazione, e prediligeva i quattro reggimenti svizzeri, assoldati a guisa di pretoriani.

Malgrado tutto ciò, è fuor di dubbio che le forze stanziali del napoletano avrebbero potuto esercitare un'influenza decisiva sui campi del Lombardo-Veneto: nella marcia attraverso l'Italia si comportarono bene, ed i capi, valorosi ed intelligenti, le avrebbero ben presto agguerrite ove gli eventi si fossero svolti a seconda.

Le reclute del mezzogiorno assorbono con facilità l'ambiente che le circonda, son facili all'entusiasmo, e noi dobbiamo certamente concludere che più funesto dell'enciclica papale fu, per la causa italiana, il richiamo nel Regno di Napoli delle truppe del generale Pepe, sebbene una cosa sia stata conseguenza dell'altra.

La nobile condotta del Pepe e di moltissimi ufficiali suoi, la bella difesa di Venezia, rafforzano a tal riguardo i nostri convincimenti.

V. FORZE DELLO STATO ROMANO.

Gli Stati della Chiesa avevano una forza militare di 17,000 uomini, di cui ¾ indigeni (così almeno si chiamavano) ed il resto svizzeri.

Era una truppa screditata più che non lo meritasse: buoni i reggimenti svizzeri, privilegiati di paga e di vestimenta, buoni alcuni ufficiali provenienti da eserciti forestieri.

Il contrasto fra preti e guerrieri faceva sì che dir soldato del papa suonasse ingiuria, e che alcune circostanze tipiche contribuissero a menomare il prestigio dell'esercito pontificio.

Qual concetto potevasi, ad esempio, avere di certe batterie di cannoni entranti in Bologna ricche più di trombettieri che di artiglieri, quasichè non le mura di Verona, ma quelle di Gerico, si fosser dovute espugnare?

Come aver fiducia in colonnelli che preferivano e vollero il fucile a pietra focaia, anzichè quello a percussione, con tante difficoltà fatto arrivare dalla Francia?