Le forze romane furono ripartite in due schiere divisioni. Il generale Durando avoca le truppe regolari, il Ferrari le volontarie: così perpetuavasi l'errore di non fondere insieme elementi dei quali l'uno avrebbe servito di correttivo all'altro.

Il Durando ed il Ferrari avevano buone qualità come soldati, ma questi, sottoposto a quello, mal ne soffriva la dipendenza; e la politica, che già impediva un razionale ordinamento disciplinare, non tardò a perturbare ogni concetto di tattica e di strategia.

VI. FORZE DELLA TOSCANA E DEGLI STATI MINORI.

Usa a blando governo, la Toscana sino dal 1790 scioglieva il proprio esercito.

Parve in Firenze che il sapere, le lettere, l'opulenza, i commerci, bastassero alla sicurezza dello Stato, e che, avuta una gendarmeria, ogni altra forza armata fosse superflua.

Sì; fu l'Austria (oh degli eventi antiveder bugiardo!) che impose alla Casa di Lorena di tenere 6000 ausiliari, perchè non fosse turbato l'equilibrio italico.

L'Austria mirava con ciò a costituirsi una specie di avanguardia nella Penisola, avanguardia che la Toscana seppe ridurre a 4000 nomini, tratti da clementi spuri e dal discolato.

Avevansi armi a pietra focaia ed a percussione. Eppure, da così misera matrice, il soffio d'una potente idealità trasse parte di quei soldati, che dovevano nobilmente morire per la patria.

Ai primi sintomi della guerra, mentre il Granduca vi scorgeva una buona occasione per arrotondare i suoi domini a spese del Parmigiano e del Modenese, ed adunava a tale intento le sue truppe, nella gioventù toscana facevasi manifesta la necessità di ricorrere alle armi, per uno scopo ben più vasto e più degno.

Da ciò la costituzione di quei battaglioni volontari che immortalarono i campi di Curtatone e Montanara, malgrado tutte le moine fatte dal Governo per indurre i giovani a più miti consigli, e a non abbandonare gli studi e le comodità della vita cittadina.