Le truppe come avanzare? Le barricate otturano tutte le vie, più se ne atterrano e più ne risorgono; tutto un popolo furente fa arma d'ogni oggetto, fa proiettili d'ogni materia. I rivoltosi cominciano ad avvedersi che gli austriaci sono paralizzati, la loro fiducia cresce a mille doppi, e dopo la bella resistenza ai Voltoni di Porta Nuova, dovuta principalmente al gentile e valoroso Manara, tutti confidano nella vittoria.

Parte degli austriaci era rimasta bloccata nelle caserme: il maresciallo la chiamò al Castello colle relative famiglie e cogli impiegati. Ciò ebbe l'aspetto di una ritirata, e rilevò le sorti della rivoluzione, le cui forze cominciavano ad avere forme organiche e capi effettivi, mentre un embrione di governo formavasi nel palazzo Borromeo.

Una delle ragioni del richiamo delle truppe austriache dal centro della città alla periferia si era il disegno di bombardarla, disegno sbollito poi per molte considerazioni, e specie per l'esiguità dei mezzi.

Ormai il popolo di Milano, al quale il Conte Martini di Crema aveva riportato le parole di Carlo Alberto, passa all'offensiva, attacca la caserma del Genio, apre le porte ai soccorsi della provincia.

Così il maresciallo, malgrado i tenui soccorsi pervenutigli, si decide alla ritirata oltre l'Adda. Tal ritirata, che somigliò ad una fuga, sarebbe forse stata consigliata egualmente da altri eventi esteriori, quali il sollevamento del Veneto ed i fatti di Vienna, ma essa fu resa improrogabile, fu imposta dall'invitto popolo di Milano.

Le perdite de' milanesi salirono a 1000 uomini tra morti e feriti; 600 soldati perdettero gli imperiali, che nel frettoloso abbandono del Castello dovettero rinunziare al trasporto d'armi, di munizioni, e a parte del tesoro di guerra.

XI. IL PRIMO ERRORE.

Ed ora dobbiam registrare gli errori nostri. Una città poteva per lo passato, come Firenze ai tempi di Pier Capponi, come Palermo ai tempi dei Vespri, come Genova ai tempi del Balilla, e può forse ancora al presente, in particolarissimi casi, cacciare una truppa fuori delle proprie mura, ma non può improvvisare gli arti necessari per compiere coll'inseguimento la rotta del nemico.

A chi spettava questo cómpito? All'esercito piemontese! Perchè non lo eseguì? Perchè si erano create diffidenze funeste, perchè oltre il Ticino non si intuì la situazione, e non si poteva intuire: perchè la politica interna, le elezioni, il cambiamento del ministero assorbivano le menti.

Il 23 marzo Radetzky versava in critica situazione, fuggito da Milano procedeva taciturno verso il Veneto in mezzo a soldati, ad impiegati civili, a feriti stanchi ed esausti; nella sua ira impotente aveva incendiato Melegnano. — Bergamo, Como, Brescia, Cremona insorgono.