Il 22 marzo Venezia proclamavasi indipendente; Udine, Treviso, tutto il Veneto orientale comprese le fortezze di Osoppo e Palmanova ne seguono l'esempio.

Per poco che s'attenda, anche Verona, anche Mantova si scuote, e la rivoluzione avvolge nel suo turbinío il debole corpo austriaco. E Carlo Alberto, che ciò prevedeva sino dal 20 marzo, voleva «volare» in soccorso de' milanesi, proprio quando il nuovo ministro della guerra chiedeva dieci giorni di tempo per completare gli armamenti.

Era effettuabile il desiderio del Re? Sì! Già dal 3 febbraio stavano sotto le armi tutti i nati del 1825, 1826 e 1827 ed in parte quelli del 1823 e del 1824: 40,000 soldati erano così ai reggimenti e la forza di una Divisione di guerra trovavasi in gran parte sul Ticino.

Un ardito capitano avrebbe subito compreso che per assicurare e compiere la vittoria dei milanesi non bisognava rafforzare l'esercito, ma muoverlo immediatamente: pochi battaglioni piemontesi congiunti ai ribelli della Lombardia, ai soldati che avevano abbandonate le insegne austriache potevano raggiungere e distruggere l'esercito di Radetzky, il cui nucleo principale sino ai primi di aprile, condusse al di qua del Mincio vita randagia e perigliosa.

XII. SITUAZIONE DEGLI ESERCITI NELLA SECONDA QUINDICINA DI APRILE.

Fallita la possibilità di schiacciare l'esercito austriaco scarso di combattenti ed in piena fuga, innanzi alle popolazioni italiane, noi troviamo al 20 aprile le forze belligeranti così situate:

Nel quadrilatero sta Radetzky con 44,000 soldati: lungo il Mincio ed il Po si stendono 68,000 italiani ai quali si possono immediatamente aggiungere circa 12,000 volontari, ed avere con ciò in linea 80,000 uomini.

Gli austriaci sono nella situazione morale di un esercito battuto, sono uniti all'Impero per la sola via dei monti, hanno viveri limitati, a loro d'intorno stanno popolazioni ostili: gli italiani, forti per numero e per buoni successi, vivono tuttora nel periodo dell'entusiasmo e della fiducia.

Le forze alleate sono così disposte: 53,000 piemontesi, con pochi volontari parmensi e napoletani e con 88 cannoni, fra Goito e Peschiera: 7000 regolari e volontari toscani, con pochi napoletani, tra Castellucchio, Curtatone e Montanara; 1100 modenesi a Governolo; 6500 pontifici regolari con 12 cannoni ad Ostiglia (generale Durando), 9000 a Bologna.

Dietro questa prima linea stanno 2 o 3000 volontari a Bergamo e a Brescia, in tutte le città italiane si costituisce la Civica.