Sento dire che a Porta Renza vi sono uomini attruppati, chi dice di popolo armato, chi di austriaci pronti alla lotta. Si assicura che sono cittadini e che hanno una bandiera tricolore. — Al Broletto i cittadini fanno folla per iscriversi nei ruoli della guardia civica, che nasceva per la prima volta.

Riporto, correndo su per le scale, le notizie raccolte. La mamma manda subito la nostra balia, rimasta cameriera in casa da tanti anni, a riprendere mio fratello Emilio e riportarlo a casa.

Mi ero offerto io, ma la mamma, che era a letto malata, non volle. — La balia parte, ma non ritorna. I minuti ci sembran secoli. La mamma salta dal letto, si veste, sta alla finestra a spiare il sospirato ritorno. — Se la balia non si vede, si vestirà e colla febbre in corpo andrà essa stessa a cercar di Emilio.

Io poi avrei accompagnato la mamma: questo nessuno poteva impedirmelo, ma balia e Emilio ritornano. Vengono in furia, correndo anch'essi. Pare che in questi giorni tutti debbano correre.

Abbracciato e baciato Emilio, stiamo tutti alla finestra, divenuta il nostro osservatorio.

Passan gruppetti di uomini, di giovani, colle coccarde tricolori all'occhiello e gridano: Viva la Repubblica: Viva Pio IX. — Molti sono inermi, ma altri hanno spade, bastoni armati, poche pistole o fucili da caccia.

Dirimpetto alla nostra casa vi è una gran sostra di legna, e tre o quattro giovanotti armati di coccarde picchiano, ma invano. La porta è chiusa. Se non si apre la porta, incendieranno il magazzino delle legna. Questa minaccia si fa anche alle case vicine, e sostra e case si aprono.

E là entrano e se ne cava un gran numero di casse, di scale, di stie e si trascinano in piazza e si gettano a traverso la via. Io non sapevo che cosa fosse una barricata, e mi si dice che tutti quegli oggetti devono servire ad impedire il passaggio della cavalleria. Son quelle le barricate, fortezze del popolo delle città contro le truppe regolari.

Ma ecco che ad uno di quei rivoluzionari viene l'idea di aprire il magazzino delle carrozze vicereali, che è appunto nella vecchia e abbandonata chiesa di San Giovanni in Conca.

Qui non si può picchiare, nè suonare il campanello per farsi aprire, perchè nel magazzino non stanno di guardia che i topi. Conviene dunque buttar giù la porta, e a colpi di ascie, di martelli, di grossi pali, si sfondano le vecchie tavole e se ne cavan venti e più carrozze coperte d'oro, di festoni, di ghirigori, campate in alto su ruote colossali, ballonzolanti sulle loro quattro gambe. Si portano a braccia di popolo, fra grida, fra urli di evviva e di gioia, e si rovesciano all'entrata delle vie, che sboccano nella piazza, divenuta così una fortezza.