Mentre le carrozze vicereali divengono barricate e vanno a gambe all'aria, alcuni cittadini hanno portato una scala e l'hanno appoggiata alla porta del Liceo di Sant'Alessandro, dove campeggia l'aquila austriaca e in men che non lo dico l'hanno buttata giù a colpi di scure e di martello. E chi sta ai piedi della scala la rompe fra grida e urli e risate assordanti, e coi piedi vi saltan sopra e la calpestano e la fanno a pezzi. Io scendo precipitoso dalle scale con un coltellaccio di cucina, e voglio anch'io ferire quell'aquila grifagna, che per meglio mangiar due becchi tiene; voglio anch'io avere una reliquia di quel cadavere.
Ma ahimè, le mamme e i babbi della nostra casa hanno barricata la porta, e non s'esce. Allora da una inferriata di una camera a pian terreno chiamo uno dei fortunati demolitori dell'aquila grifagna, e che era un mio condiscepolo. Porgo il mio coltellaccio a lui che era inerme. Lo adoperi, e dia a lui e a me un osso, anche una scheggia sola di questo cadavere imperiale.
Quel giorno si passò fino a sera alla finestra, passando di angoscia in angoscia, di trepidazione in trepidazione.
Fatte le barricate, rovesciati i carrozzoni vicereali, demolito lo stemma del liceo, si sentirono da lungi, a lunghi intervalli, delle schioppettate, poi qualche campana che suonava a martello e poi e poi, con un crescendo formidabile di triste augurio, anche un colpo di cannone.
Ma dunque la battaglia si era impegnata, ma dunque la città di Milano aveva sollevato lo stendardo della rivoluzione, ma dunque si battevano. — Da una parte un esercito ben armato, con cannoni appoggiati ad un castello, dall'altra cittadini inermi o quasi, che senza misurar le proprie forze volevano la libertà.
Che la battaglia si fosse impegnata, anche senza i colpi di cannone e senza le fucilate, io avrei dovuto già saperlo, perchè fra il popolo che trascinava le carrozze e le gettava gambe all'aria, avevo veduto due cittadini vestiti colle spoglie di due soldati di fanteria, e due altri colle giacche di due ussari. Avevo visto un altro, che correva schiamazzando e gridando, ebbro di gioia e che sulla punta di una spada portava il cappello d'un soldato.
Intanto pioveva a dirotto, ma la pioggia non impediva che corressero per le vie drappelli di cittadini, e che alle 24 gridassero: Fuori i lumi! Fuori i lumi!
Fu in quell'ora che 15 o 20 croati, malgrado le barricate, passarono correndo e tirando in aria verso le finestre chiuse colpi di fucile.
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Ma lasciamo il povero giovinetto, che si accontentava di prendere una scheggia della terribile aquila grifagna e vediamo che cosa volesse e facesse in quel giorno la città di Milano.