E Pio IX, di cui non abbiamo quasi più parlato?... Egli ha rinnegata la patria e chiamati gli stranieri; il Vescovo d'Imola, l'ospite caro di Giuseppe e Antonietta Pasolini a Montericco, il Pio IX dell'amnistia e del Benedite, gran Dio, l'Italia sono scomparsi. In loro vece è il tristo ceffo brigantesco del cardinale Antonelli. Meglio, non parlarne più!!
I MOTI DI NAPOLI DEL 1848
CONFERENZA
DI
FRANCESCO S. NITTI.
Ebbene — poichè l'accoglienza vostra è sì cordiale — permettete che vi dica che io non avrei dovuto parlare del '48 a Napoli. Non posso, non si può forse parlarne con severità; non vi è nemmeno la possibilità di una ricostruzione completa dei fatti. Troppe lacune, troppi errori: sopra tutto le passioni sono ancor vive e gli odii persistono ancora. I miei parenti furono tutti tra i perseguitati, anzi fra i tormentati dalla reazione borbonica. È difficile essere sereno; sopra tutto quando gli archivi conservano, ancora inesplorati, i soli elementi che possano gittare un poco di luce su tante cose che noi non sappiamo.
La difficoltà appare maggiore quando si pensi che sono ancora viventi non pochi di quelli che nel '48 a Napoli ebbero un'azione diretta. Essi sono forse i peggiori giudici: ma sono anche i più incontentabili. Chi ha operato non può essere un giudice; ma non può nemmeno esser contento di chiunque giudichi senza aver operato.
Le lotte tra i greci e i persiani, le aspirazioni di Filippo il Macedone si prestano alle considerazioni più varie; ma considerarle in un modo o in un altro non indignerà alcuno. Non si parla invece impunemente di quelle cose in cui i nostri padri, a ragione o a torto credettero, e per cui lottarono e soffrirono.
La storia dei fatti di Napoli dal 27 gennaio al 15 maggio non è che la storia di pochi mesi; pure, a chi vi guardi dentro, apparisce la spiegazione di non poche delle difficoltà presenti. Molte cose sono scomparse; permangono tuttavia alcune tristi eredità. E il desiderio di pronte mutazioni, e l'insofferenza di disciplina, e il credere che si possa in pochi chiedere e ottenere trasformazioni, sono mali derivati a noi dalle rivoluzioni liberali tra il '20 e il '60.
La rivoluzione del '48 non ebbe a Napoli nulla di grandioso: non fu molto diversa in altre parti d'Italia, ma la fine tragica diede altrove carattere di grandezza.
La costituzione del 1820, data a Napoli da un re fiacco e di malafede, dipese da un moto incomposto. La costituzione del '48 fu concessa per equivoco, fu soppressa di fatto dallo squilibrio di due paure: la paura che il re avea dei liberali e la paura che i liberali aveano del re.