Non solo separazione politica da Napoli; ma i suoi rappresentanti, con eccessivo ardore, dichiaravano dal Re di Napoli non voler accettare nemmeno le cose buone.
Ora Ferdinando II avea creduto e gli era stato fatto credere che, all'annunzio della costituzione, la Sicilia si sarebbe calmata. Avveniva invece il contrario.
D'altra parte i liberali pretendevano che la Sicilia non si dovesse sottomettere con le armi; volevano con la guardia nazionale che vi fosse una specie di nazione armata; pretendevano che il Re proclamasse la lega dei principi italiani e l'unità della penisola.
Ora, tutte queste cose impensierivano il Re. Quasi metà del reame si era distaccato e lo avea dichiarato decaduto; l'esercito era malcontento; le passioni e le aspirazioni che il nuovo ordinamento avea determinato erano violentissime.
I ministri, la stampa, il pubblico, non educati alla libertà, mancavano non solo di garbo, ma di convenienza.
La stampa si permetteva sul conto della famiglia reale e degli antenati del Re apostrofi irreverenti; in pubbliche dimostrazioni si portavano sotto il palazzo reale i ritratti di Pagano, di Cirillo e di altri, che senza dubbio iniquamente, erano stati fatti uccidere dall'avo del Re. Questi richiami storici non aveano nulla di grazioso, nulla di rassicurante sopra tutto.
Ma i ministri più degli altri mancavano di garbo; ve ne furono molti in cento giorni e tra essi uomini di grande valore come Bavarese, Poerio, Scialoia e altri insigni; ma la più gran parte erano avvocati, incapaci di risoluzioni energiche, sempre disposti a gridare, a concionare, ad apostrofare.
La costituzione rappresentava quanto di più liberale si potesse volere; invece i ministri stessi, pochi giorni dopo la proclamazione dello Statuto, lo discutevano e i giornali dicevano che bisognava modificarlo.
Lo stesso Ministro di grazia e giustizia del secondo ministero liberale, Aurelio Saliceti, invece di dare esempio di moderazione, proponeva nuova costituzione: voleva fosse conceduto alla Camera dei deputati il diritto di emendare la costituzione, fosse abolita la Camera dei pari, si dichiarasse subito guerra all'Austria, senza nemmeno bisogno di intesa con Carlo Alberto.