E volge loro le spalle.
Ebbene, Carlo Cottone, principe di Castelnuovo, pari del regno di Sicilia, fu uno dei più ardenti promotori delle riforme politiche al 1812. Fu tra i baroni che al 1811 avevano protestato contro Ferdinando III, per aver questi decretato l'imposta sulla rendita senza l'autorità del Parlamento. Ministro delle finanze nei giorni classici della monarchia costituzionale, provocò la legge per l'abolizione della feudalità e del fidecommesso. Fu sobrio, rigido, uomo di Stato all'inglese. Venuti i tempi tristi della servitù, rifiutò il pagamento delle imposte, perchè non votate dalle Camere, e fu miracolo di cittadino sotto una tirannide che nulla perdonava. Morendo, ricco signore, distribuì la sua cospicua fortuna ad opere di beneficenza e di educazione popolare.
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Fedele alle sue tradizioni, il popolo siciliano si teneva nel campo chiuso della sua politica locale.
La Giovine Italia non ebbe fortuna nell'isola nostra. Mazzini ebbe amici, non seguaci. I suoi scritti, il suo giornale L'Apostolato si leggevano con ardore, come tutte le stampe proibite, ma non facevano proseliti.
Al 1837, quando queste cose seguivano, nella insurrezione di Catania e Siracusa, nei proclami popolari, si rivendicava la costituzione del 1812!
Per dare unità di scopo ai movimenti futuri, al 1844 fu costituito in Napoli un Comitato. Lo componevano cittadini napoletani e siciliani. Non si pensò affatto alla repubblica. L'ideale dei cospiratori era l'istituzione di un re con due Parlamenti, sull'esempio della Svezia e della Norvegia.
Mentre l'azione segreta dei liberali si estendeva nel mezzogiorno della penisola, occorse un caso singolare a scuotere le nostre popolazioni: l'assunzione di papa Mastai. Pio IX si presentò alle accese fantasie del popolo italiano in veste di liberale riformatore. Ricordate gli entusiasmi, le frenesie! Ricordate gli entusiasmi, le frenesie! E l'apostrofe del poeta che al nuovo pontefice gridava: — Nessun fu così vicino a Dio, siccome tu in quel giorno! E, come vinti da un santo contagio, gli altri principi ne seguirono l'esempio — tutti, eccettuato il Borbone.
La Sicilia, non pertanto, continuò la sua via, e non mutò il suo disegno, cioè il ritorno alla costituzione del 1812. Esempio nuovo nella storia, sui principii di gennaio 1848 apparve un proclama in Palermo dichiarante che se il giorno 12 di quel mese il re non avesse soddisfatto le giuste istanze del popolo, questo sarebbe insorto. Ed insorse; combattè ventiquattro giorni e vinse.
Il moto palermitano fu impulso alle maggiori città d'Europa. Parve iniziativa alla rivoluzione universale. In Italia fu il segno d'una crociata contro lo straniero.