Con questi mutamenti parve rasserenarsi l'aere politico. Le Camere, riunitesi, modificarono lo Statuto del regno, restituendo in vigore alcune delle antiche disposizioni che erano state revocate dall'arbitrio regio.

Il buon regime fu di breve durata. Ferdinando, per le migliorate condizioni dell'Europa in suo vantaggio, riassunse il potere e sciolse la Camera. Quindi convocò i comizii e manipolò una rappresentanza di impiegati e demagoghi, a renderla spregevole. Finalmente il 14 maggio 1815, dopo il trattato di Vienna, chiuse il Parlamento per non più riaprirlo.

A trovar complici nel popolo tentò con emissarii suoi di promuovere petizioni e spingere i consigli municipali a chiedere l'abolizione della costituzione. Ma conseguì un effetto contrario, perocchè l'azione perversa dei nemici del paese provocò una agitazione universale per la convocazione del Parlamento.

Ne seguirono arbitrii e violenze, tra cui la chiusura delle stamperie e l'arresto dei tipografi per impedire la pubblicazione dei giornali.

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La vita di un popolo è la sintesi della sua storia. Esso non perisce, ma si perpetua, e però gli eventi che nel corso dei secoli si svolgono in lui e per lui, ne costituiscono la forza intellettiva, la quale lo spinge per determinati scopi all'azione.

Il colpo violento recato alle istituzioni politiche del regno ferì gravemente il cuore dei Siciliani. L'isola non aveva che tradizioni di libertà, ed i Borboni furono i primi fondatori del principato assoluto. Si comprende che le violenze del despotismo doveano figliare cospirazioni e rivolte.

Davano singolarità al carattere dei miei conterranei: la monarchia tradizionale, il tradizionale Parlamento. E non si smentirono. Quando al 1820 furono spinti dalla carboneria a fondersi in quella menzogna geografica del regno delle Due Sicilie, risposero gridando per le strade: Indipendenza o morte.

Si ricorda un fatto speciale di quei giorni che definisce la personalità dei nostri uomini politici. Il 18 luglio 1820, il popolo si volge al principe di Castelnuovo perchè voglia capitanarlo; il vecchio patrizio, al vedere il tricolore sul petto dei cittadini, grida:

— Quella non è la coccarda siciliana. —