Noi dobbiamo cessare di attendere in ogni occasione l'uomo provvidenziale: ci dobbiamo convincere che quest'uomo provvidenziale è in tutti, e dobbiamo considerare gli altri uomini non già come il mezzo, ma come lo scopo.
L'uomo provvidenziale non esiste: e se a un uomo è dato far più che agli altri, non bisogna nemmeno esagerare ciò che un uomo può. Quei grandi politici o finanzieri che noi invidiamo spesso agli altri, se si potessero trasportare da noi non farebbero se non ciò che i nostri fanno: infatti essi sono grandi perchè imperniano movimenti che in realtà esistono.
Questa contemplazione buddistica, per cui in ogni partito ci asteniamo da ogni opera attiva di bene e aspettiamo che venga l'uomo forte, l'uomo provvidenziale, è quanto di più dissolvente si possa immaginare, ed è il risultato della nostra concezione eroica della storia.
Le società umane in tanto valgono in quanto valgono non alcuni uomini, ma tutti gli uomini che le compongono. I popoli che prevalgono durevolmente sono quelli di cui la educazione intellettuale e materiale delle masse è più alta e dove la solidarietà è più grande. Dove l'anima collettiva vibra di più, dove più grande è l'unione, ivi la forza è maggiore.
Pensate invece quale effetto deva avere sopra menti incolte, in cui fermentano l'odio e la superstizione, l'insegnamento che noi diamo.
Noi siamo gli eredi dei meriti e delle colpe dei nostri padri, e noi già scriviamo con le opere nostre la storia dei nostri figliuoli. Facciamo che questa storia sia meno faziosa; insegnamo che il lavoro umano è sacro; che la violenza comunque adoperata è male; infondiamo quel rispetto della libertà umana da cui purtroppo ci allontaniamo; evitiamo anche di ripetere, ciò che non è vero, che il passato è più grande del presente.
Da tre secoli a questa parte mai l'Italia è stata ciò che è ora: in quarant'anni di unità, di questa unità che con le sue ingiustizie è sempre il nostro più grande bene, in quarant'anni di unità, noi abbiamo realizzato progressi immensi. Noi non eravamo nulla e noi siamo molto più ricchi; molto più colti; molto migliori dei nostri padri.
Siamo anche più scontenti e ciò è anche bene, poichè la rassegnazione supina è dei deboli.
Spogliamoci ora anche dei pregiudizi antichi e diciamo tutta la verità: l'Italia è stata la terra degli eroi, perchè valea poco.
Quando tutti avranno il sentimento del loro dovere, il senso della loro responsabilità, quando sopra tutto avremo combattuto i germi morbidi della miseria e i fermenti della ignoranza; allora non avremo più bisogno di eroi: potremo avere grandi statisti, grandi tecnici, se occorrerà grandi strateghi, non mai eroi nel senso in cui ne abbiamo avuto, finora.