Signore, Signori,

Voi ricordate l'episodio che gli storici hanno tante volte ricordato, che il romanziere potente ha divulgato.

Nella notte che precedette la battaglia più decisiva della guerra franco prussiana, l'esercito tedesco e l'esercito francese non erano a grande distanza, e nel campo francese in cui già le prime disfatte aveano gittato una profonda tristezza, si seguivano le mosse del nemico con ansia indicibile. Ora, nella veglia tragica giunse come di lontano una immensa voce. Nella notte fredda e solenne tutti i soldati tedeschi pregavano insieme e cantavano insieme il corale di Lutero. Era un canto eguale, solenne, quasi l'affermazione della speranza comune e della vittoria immancabile.

Quegli stessi soldati di Francia che si erano mostrati arditi anche nella disfatta sentirono scendere nell'anima come una nube di dolore e, più che il rombo del cannone, li atterrì quel canto; sentirono che non lottavano già contro un esercito, ma contro tutto un popolo, che avea un'anima sola.

Troveremo anche noi questa grande parola di unione? Sapremo noi abbandonare i nostri errori e i nostri pregiudizi?

DALLE DIECI GIORNATE DI BRESCIA ALLA BATTAGLIA DI SAN MARTINO

CONFERENZA
DI
POMPEO MOLMENTI.

No, signore e signori; questa volta i poeti non esagerano. Brescia, con meraviglioso esempio di virtù guerresca, dimostrò come non bugiardamente Vincenzo Monti l'avesse chiamata

Ricca d'onor, di ferro e di coraggio.