E, dopo un'alta e suprema prova di bresciano valore, la poesia rispondeva ancora esattamente all'austero giudizio della storia, quando l'Aleardi cantava:

Brescia dai monti fertili di spade

Niobe guerriera de le mie contrade

Lïonessa d'Italia,

e il Carducci, allora che, volgendosi alla statua della Vittoria, tra le rovine del tempio di Vespasiano, esclamava:

Lieta del fato Brescia raccolsemi,

Brescia la forte, Brescia la ferrea,

Brescia leonessa d'Italia

Beverata nel sangue nemico.

V'è infatti tanta grandezza nella lotta di Brescia contro lo straniero, breve lotta di soli dieci giorni, ma atroce, disperata, sostenuta con impavida fortezza, da poter dire, senza eccesso di lode, essere questa la più eroica pagina di quella sfortunata, ma non inutile rivoluzione, la quale, or è mezzo secolo, iniziava il risorgimento politico d'Italia. Ricordiamo quei tempi e quelle prove, perchè la patria, nei dì del dolore fortemente sofferto, più santa appare che in quelli dell'esultanza.