In quella impetuosa carica alla baionetta contro lo straniero, che fu la rivoluzione del 1848, Brescia si trovò subito in prima linea; e cacciata la guarnigione austriaca dello Schwarzenberg, fece sventolare la bandiera nazionale sul colle Cidneo.

La fioritura italica d'illusioni e di speranze appassì in breve, e la tirannide straniera calò ancora tenebrosa sulla libertà nazionale. Alla sconfitta di Custoza seguiva l'armistizio Salasco, e il 16 agosto i soldati stranieri rientravano in Brescia.

Tra inique persecuzioni e frequenti speranze s'apriva il 1849. Alle fucilazioni, alle verghe, alle prigionie, agli oltraggi, rispondeva torbido e cupo il fremito, non pure di Brescia, ma delle campagne e delle vallate vicine, fatte contro a segreti convegni di patriotti. Gli animi trepidavano ancora di speranza, guardando al vessillo tricolore, tuttora sventolante su due città gloriose, Roma e Venezia, e al Piemonte, il quale si cimentava di nuovo a difendere conculcati diritti.

Denunziato l'armistizio Salasco, Carlo Alberto lasciava Torino e si avviava verso la Lombardia. A Brescia, ove metteva capo la cospirazione lombarda, un comitato di cittadini animosi preparava l'insurrezione.

Il giorno 19 marzo, sui colli che incoronano la bella città, apparve, con una squadra d'armati, araldo di libertà, il prete Boifava, anima di apostolo e di soldato, tutta accesa del divino entusiasmo di combattere per la patria.

La fiamma vendicatrice divampa il giorno 23 marzo. Una nuova prepotenza delle soldataglie straniere fa insorgere il popolo, il quale fuga la guarnigione austriaca, appena in tempo di chiudersi nel Castello dominante, entro le mura la città. E dal Castello, a mezzanotte, incomincia furioso il bombardamento. Il fragor del cannone si diffonde lontano pei campi: d'eco in eco se lo rimandano i monti circostanti, augusto segnale alle milizie del popolo, preparato a disperate difese.

Si ricorre a tutte le armi somministrate dal furore, e il selciato, scomposto da uomini, da donne, da fanciulli serve ad erigere barricate; con ostinazione invincibile i combattenti cacciandosi a qualunque rischio, non ricusano qualsivoglia miseria estrema, stanno pertinaci a distrugger sè stessi, piuttosto di venire ad accordi con lo straniero.

Intanto, da Mantova, i battaglioni austriaci del generale Nugent correvano su Brescia, ma, giunti alle porte della città, trovarono animosi drappelli guidati dal Boifava e dallo Speri, pronti a mostrare che Brescia non era preda esposta nè facile, e non le mancavano e petti e braccia e ostinata virtù di resistere. Con impeto di prodezza eroica, i nostri ributtarono i croati e volevano inseguirli, se quell'ardore imprudente non fosse stato trattenuto da Tito Speri, capo improvvisato di gente raccogliticcia, ma che aveva occhio di capitano esperimentato e non ignorava le industrie e le precauzioni guerresche.

Poco più di cento prodi tennero fermo tre ore contro i battaglioni del Nugent, il quale rivolto ai parlamentari:

«Entrerò in Brescia per amore o per forza.»