Bocche, nè voce pur di ferreo petto.
Di tutta l'oste
Divisar la memoria altri non puote
Che l'alme figlie dell'Egioco Giove:
Sol dunque i Duci....... accenno.
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Alla testa della prima compagnia, chi se non Bixio? Pareva uno, chiamato al mondo in un momento di grande ira da un padre, che offeso per chi sa quale perfidia della vita, si fosse rifugiato nel seno della famiglia amata per non morir di collera o di dolore. Era nato nel 1821 in Genova, allora davvero piena d'ira per essere stata messa sotto il Piemonte. Stolta Santa alleanza! Per uccidere una repubblica, aveva sottomesso al Re di Sardegna la città che per bocca di Giuseppe Mazzini, doveva poi dare quel grido che si sarebbe risolto nella fine del regno Sardo e nella creazione di quello d'Italia!
Era quel Bixio che già nel Quarantasette, in una via di Genova, fattosi alle briglie del cavallo di Carlo Alberto, gli aveva gridato: «Dichiarate, o Sire, la guerra all'Austria e saremo tutti con voi!» Nel Quarantotto era volato in Lombardia con Mameli; con Mameli era stato a Roma dove era parso l'Aiace della difesa, e il 30 aprile vi aveva fatto prigioniero tutto un battaglione di francesi. Poi aveva navigato; nel Cinquantanove aveva riprese l'armi, non qui riluttante a fare la guerra regia, e facendola bene: adesso era capitano del Lombardo, ma in terra avrebbe comandata la prima compagnia.
Il Dezza ingegnere e il Piva che dovevano divenire generali dell'esercito italiano, erano suoi luogotenenti; e sergenti e soldati, benchè fior d'uomini tutti, badassero bene con chi avevano da fare, chè con lui, non dico paurosi, ma solo inesperti o disattenti o svogliati c'era da essere inceneriti.
Egli doveva essere alla fine uno dei grandi che conducono eserciti, ma dapprima guardato con qualche sospetto, poi apprezzato, poi riconosciuto: e sei anni dopo, la sera della battaglia di Custoza, il generale Della Rocca, personificazione del militarismo di scuola, osò dire di lui a Vittorio Emanuele che lo mettesse alla testa dell'esercito per la pronta rivincita. Anche il Bixio era uomo eroico nel senso largo e moderno: compita l'Italia, entrato nel Settanta in quella Roma da cui era uscito vinto nel Quarantanove, ripigliava le vie dei mari, e andava cercando in Oriente come far ricca l'Italia.