E il romanzo guerrazziano, di cui si moltiplicarono subito le edizioni, fu contrapposto al romanzo manzoniano, come capolavoro si contrappone a capolavoro. E il Manzoni e il Guerrazzi furon considerati da molti come capi di due scuole e tendenze diversissime e opposte, ma ugualmente geniali e benefiche all'arte e alla patria: sopra tutto alla patria, che era allora, occulta o palese, la fiamma animatrice e la ragione suprema dell'arte.

Oggi I promessi sposi tengon di pieno diritto il primissimo posto nella letteratura italiana di tutto il gran secolo che tramonta, e La battaglia di Benevento non si legge ormai più, come non si legge più forse alcun libro di questo

..... re della terribil prosa

Ruggita in faccia ai prepotenti e ai vili.

A poterci rendere qualche ragione di un così rapido cambiamento avvenuto nei gusti del pubblico, riguardiamo un po' più da vicino quest'uomo e questo scrittore che ebbe fama di grande, e riguardiamolo specialmente nella sua opera letteraria, che esercitò su i contemporanei tanta potenza.

Della vita politica del Guerrazzi non è forse venuto ancora il momento di poter giudicare con illuminata imparzialità, senz'amore e senz'odio; e se pure ne fosse il momento,

Me degno a ciò nè io nè altri il crede;

ond'io lascio ad altri, più competenti di me, il trattar di proposito questa parte dell'argomento, e vengo, senz'altro, al poeta.

I.

Ingegno fortissimo e anima fiera, fantasia ignara di freni e volontà sdegnosa di ostacoli: ecco le qualità che sortì da natura il Guerrazzi. L'educazione rigida avuta in famiglia e l'istruzione pedantesca ingozzata in iscuola, le molteplici e multiformi letture fatte da lui giovanissimo e i casi della sua vita agitata fin dai prim'anni, finirono poi di foggiarlo quale egli ci appare, co' suoi pregi e co' suoi difetti, in tutta l'opera sua di scrittore e di cittadino. E i pregi furono in lui certamente più grandi dei grandi difetti, i quali il più delle volte non erano che una esagerazione delle sue stesse virtù. Così l'orgoglio fierissimo, che parve quasi la Musa inspiratrice d'ogni suo atto e d'ogni suo scritto, fu in lui consapevolezza eccessiva, ma spesso legittima e provocata, del proprio valore; e quella sua stessa ambizione, che parve a molti così smoderata, non fu che un eccesso di quel nobile amore di gloria che lo infiammava, di quel foscoliano furore di inclite geste che il padre suo ed il suo Plutarco gli avevano acceso nel cuore sin da fanciullo.