Io fremo d'orgoglio e di gioia al pensiero di tanta altezza d'ideale, sognata e raggiunta dalla potenza del genio d'Italia. E guardo disperato al vuoto che oggi ne circonda.
L'Esposizione Universale di Parigi del 1855 diede all'arte italiana l'alloro prezioso del suo maggiore trionfo; l'Esposizione Universale di Parigi del 1900 lascia oggi l'arte italiana a divorarsi da sè stessa, accasciata nei suoi confini, intisichita dagli stravizi immondi.
E Verdi è ancora vivo.... e vede.... e rammenta.... e soffre più di noi!...
Entro nell'ultima fase del periodo storico.
Un ballo in Maschera!
Qui non abbiamo affatto il soggetto patriottico che incita all'entusiasmo gli animi della folla; non abbiamo affatto l'opera di occasione e di attualità; eppure nessun lavoro di Verdi ha avuto tanta influenza sui destini della patria quanto Un ballo in Maschera.
La sola creazione intrinseca del genio di Verdi seppe compire il prodigio.
Il pubblico, nella grande commozione del successo rimasto memorabile, ebbe la visione di tutto il decennio trascorso fra i dolori e le ansie; rivide la figura del Maestro combattente per la Patria colle armi dell'arte e della gloria; sentì risuonare ancora quei canti popolari che avevano sollevato d'esultanza ogni petto: comprese che la luce, appena intravveduta sull'orizzonte dei sogni, annunziava la vera aurora del sole della libertà. La musica di Verdi parlò ancora una volta al cuore ardente e generoso del popolo d'Italia.
Ed il popolo d'Italia intese quella voce; e l'intese sinceramente e grandemente nella pura espressione del suo linguaggio sublime.
Nessun concorso di elementi estranei in quella musica appassionata ed affascinante.