Per dimostrare a che approdasse il primo errore de' trattatisti, e per dare un'idea delle nuove e singolari condizioni in cui si trovò la musica sul principio del seicento, debbo trattenermi ancora su quella tediosa materia che è la teoria.

Farò d'esser breve; ma, ad ogni buon conto, voi o Signore e Signori, fate d'aver lunga la pazienza.

Dalla scala, naturalmente, si passò ai così detti Toni o Modi. Nessuno ignora quale importanza s'assegni dai pratici alla conoscenza dei Toni.

Per qualificare un musicista imperito e inetto, s'è detto sempre: Non distingue nemmeno i Toni; — non sa mai in che tono canti o suoni.

Or bene, ecco quale fu dal secolo IV sino a tutto il XVI, la stabilità della teorica de' Toni. — Non fo quistione che di numeri!

Sant'Ambrogio ne riconobbe quattro. — Cassiodoro, poco dopo, ne riconobbe quindici. — San Gregorio, cui i quindici parevano troppi, li ristrinse ad otto. — Ma a soli otto, parecohi musicisti d'allora non ci volevan stare; e quindi, specialmente fra gli addetti alle cappelle italiane e gli addetti alle cappelle francesi, dissidii, controversie, dispute acri e violenti, tanto e per modo, ch'ebbe ad intromettersi (o, piuttosto, a sopramettersi) l'Imperatore Carlomagno, il quale, tutto ben considerato e ponderato, decretò che i Toni non erano nè quattro, nè quindici, nè otto; ma bensì dodici, non uno più non uno meno! Se non che alcuni anni dopo, vedendo o credendo di vedere che le cose della musica andavano alla peggio, Carlomagno non dubitò di disdirsi, decretando invece che dovevasi ritornare agli otto di San Gregorio.

Pure, tuttochè imperiale, quel decreto non tenne. — Il Bernon (un dotto benedettino del secolo X) affermò che i Toni erano nove; — e il Glareano (poeta, matematico, storico, filosofo famosissimo del secolo XVI) dopo aver spesi vent'anni di studi intorno a quella materia (così egli racconta) ebbe a convincersi che, come aveva detto Carlomagno nel primo suo decreto, i Toni eran proprio dodici.

E ai dodici si tennero: lo Zarlino e il canonico Artusi, il quale non dubitò di dichiarare che, su quel punto, la sua dottrina era posta nel primo grado di certezza.

Tuttavia, quel primo grado di certezza non persuase il padre Banchieri che, di Toni (curiosissimo temperamento!) ne voleva otto e dodici insieme; — non persuase il padre Penna che invece, ne voleva tredici; e in seguito (molto più tardi) non persuase nè il Kirnberger, che contentavasi di sei; nè l'abate Baini che ne' codici ne trovava quattordici; nè l'abate Alfieri che ne' libri corali ne trovava undici.

E non è tutto qui.