Per correggere in qualche modo la perplessità e la intrinseca manchevolezza di quella teorica, non si lasciò mai d'aggiungere distinzioni a distinzioni, classificazioni a classificazioni. — Per cui s'ebbero i Toni Perfetti, i più che Perfetti, gli Imperfetti, e i più che Imperfetti, i Naturali, i Finti, i Trasportati, i Misti, i Commisti, i Figurati, gli Affini, gli Armoniali ed altri più.
E il bello è, che con tutto quel subisso di Toni, ne' libri corali s'incontrano molte e molte cantilene, le quali, modulando in un'estensione di sole tre o quattro note, a giudizio de' teorici non sono di nessun tono.
E c'è di più, che sul conto di parecchie composizioni, i dotti e anche i dottissimi non riuscirono mai a stabilire in quali toni sono scritte.
Exempli gratia: il padre Martini dice che il Madrigale del Palestrina Alla riva del Tebro, è del secondo Tono, e l'abate Baini dice che è del quinto e del sesto.
Tale, e in tutto secondo verità, era la teoria dei Toni sullo scorcio del mille e cinquecento. E del pari instabili, arbitrarie, contradicenti ad ogni buon principio d'arte, erano le teoriche dell'armonia e del contrappunto, cui s'era aggiunto il gusto smodato per gli artifizii meccanici, diffuso e portato al delirio dalle scuole fiamminghe.
Uscita, nel 1594, la prima opera della riforma melodrammatica fiorentina (la Dafne del Rinuccini e del Peri): — uscito il Recitativo (la declamazione musicale a voce sola); e, dal Recitativo, uscita la Melodia; — tutte quant'erano quelle arruffate ed eteroclite teoriche, caddero come di sfascio. La musica trovò finalmente la sua via. E, subito, cominciò a cercare la luce, ad aver ordine e forma, a farsi parola rivelatrice d'affetti. Cominciò insomma ad esser musica, e ad esser l'arte dichiarata dalle ottave del Venturi che presi ad epigrafe: l'arte, raggio de' cieli!
Tanto operò la Melodia. La quale, della musica non è solamente un principale elemento di bellezza, come vogliono l'Hanslik ed altri; — ma è tutto: è il principio, è la ragione di essere, è l'ultimo fine. Di tutto ciò che entra a costituire la musica, non v'ha nulla che non dipenda dalla Melodia. Le doti che più si cercano e si pregiano ne' compositori: la fantasia, l'estro, la inspirazione, non han modo d'esplicarsi che con la Melodia. Senza melodia non v'ha musica.
E intanto oggi si sente dire ogni momento che la melodia è finita!!
Proprio così. S'è sempre creduto che, alito divino, la melodia venisse dal cuore commosso e dalla fantasia ispirata di quegli uomini privilegiati (quasi profeti) le cui labbra furon tocche coi carboni ardenti.... e signor no!
L'odierno progresso ci tolse dall'errore e c'insegnò invece che la melodia non fu mai altro che il portato delle materiali combinazioni de' sette suoni, e che, dàlli e dàlli a scrivere a cantare e a suonare, quelle combinazioni si son trovate e messe fuori tutte. E da questo la malinconica conclusione: che la melodia è spacciata e morta; e che oramai la musica deve rassegnarsi a farne senza. Quanto dire, all'ultimo, che il mondo deve rassegnarsi a far senza musica!