Aperta la via alla melodia, quella legge prima e fondamentale cui la natura ha informato l'orecchio dell'uomo, e per la quale i suoni acquistano senso ed espressione, quella legge, dico, senza cessare d'essere mistero quanto al suo principio, venne rivelandosi nella pratica co' suoi effetti. I musicisti ben dotati la seguirono per istinto; e non andò molto che le vecchie teoriche non trovaron più modo d'applicarsi e che con la pratica non ebbero più nulla a vedere.

I Toni, che abbiam trovati così numerosi e fiancheggiati da tante e così sottili distinzioni e classificazioni, a poco a poco sparirono tutti, sopraffatti da soli Due! messi in luce e imposti dalla ragione melodica.

Que' due Toni (e senza che si sentisse mai il bisogno nè di aggiunte nè di modificazioni) bastarono alle fantasie, alle ispirazioni e ai voli del Bach, del Mozart, del Beethoven, del Rossini. Bastarono al Wagner; bastano ancora; e bastano, quel che è più, a classificare prontamente e senza difficoltà, tutta l'antica musica conosciuta, e anche quella che i teorici dissero inclassificabile. Può volersi di più per mettere in sodo che con que' due Toni (il maggiore, e il minore) siamo nel giusto e nel vero? che siamo dove ci volle natura?

Mi resterebbe ancora a dire molto, ma per non abusare più oltre della vostra pazienza, o Signori, eccomi a concludere.

Nel secolo XVII, più che un rinnovamento della musica, è a vedere una rigenerazione, preso il vocabolo nel più ampio suo significato; una rigenerazione che si estese a tutti gli elementi costitutivi dell'arte; a tutte le sue forme; così all'indirizzo estetico, come al teorico; e, soprattutto, al Gusto, giacchè, sciolta da ogni regola e interamente abbandonata alla fantasia, dal Landi allo Scarlatti, la musica di quel secolo si mantenne sempre semplice, naturale, casta. Nè amplificazioni, nè stemperatezze, nè gonfiezze, nè eccessi, mai.

E sì che il barocchismo, imperversante allora in tutte le arti, s'era pur fatta strada in teatro, con la esecuzione de' cantanti, tutta a passaggi di difficoltà, e coll'apparato scenico che volevasi tutto a macchine, a voli, a sparizioni, a cascate d'acqua, a incendi, ecc., e che volevasi scortato, non esagero, da centinaia e centinaia di ballerini, di corifei e di comparse.

Quando il Verdi ha detto: Torniamo all'antico (parole d'oro) per me ha certamente voluto dire: Torniamo ai forti compositori del seicento: che seppero liberarsi dalle tenebre e portarsi alla luce; — che seppero togliere la musica dai bassi fondi degli artifizi meccanici e alzarla, agile, piena di vita e splendida, a dignità di arte.

[ INDICE.]

Volume I: Storia.
Pag.
Guido Falorsi Dalla pace di Castel Cambrese a quella dei Pirenei [1]
Ernesto Masi La reazione cattolica [57]
Domenico Gnoli Roma e i Papi nel Seicento [93]
Pompeo Molmenti La decadenza di Venezia [133]
Volume II: Letteratura.
Guido Mazzoni La battaglia di Lepanto e la poesia politica nel sec. XVI. [165]
Giovanni Bovio Il pensiero italiano nel secolo XVII. [209]
Isidoro Del Lungo Galileo la sua vita e il suo pensiero [233]
Enrico Panzacchi Giambattista Marini [285]
Olindo Guerrini Alessandro Tassoni [317]
Volume III: Arte.
Adolfo Venturi I Carracci e la loro scuola [349]
Enrico Nencioni Barocchismo [381]
Michele Scherillo La Commedia dell'Arte [425]
G. Alessandro Biaggi La musica nel secolo XVII. [481]