Con lo Scarlatti siamo alla grand'arte; all'arte (ripeto) raggio de' cieli, e quasi nipote a Dio!

Genio fecondatore (come poi il Rossini) intorno allo Scarlatti fu in breve una legione di peritissimi cantanti, sui quali primeggia Baldassare Ferri, detto da' biografi il cantante Taumaturgo.

E con quella de' cantanti, un'altra legione di compositori; de' quali vogliono essere distinti: l'Angelini Bontempi, Bernardo Pasquini, Giovanni Bononcini e Antonio Caldara; un compositore quest'ultimo che nel seicento e sino al Pergolesi, rimase insuperato, nella rivelazione degli affetti più delicati, de' sentimenti più intimi e, se così posso dire, de' bisbigli dell'anima.

Qual più qual meno, tutti quei compositori vennero dimenticati, ma più che per altro, per le condizioni d'esistenza in cui trovavasi la musica nel seicento; condizioni ben diverse da quelle in cui trovasi oggi.

In quel tempo le pubblicazioni della stampa erano infinitamente minori di quelle d'ora. Le più belle opere rimanevano manoscritte, tolte per ciò alla circolazione e quindi facilmente sconosciute.

In quel tempo non usavano i giornali; tanto utili a mantener vive le rinomanze e le glorie; (e anche ad inventarle).

E a far dimenticare le opere non che all'universale, agli stessi compositori, concorreva il fatto che dei Diritti d'autore in quel tempo non s'aveva nemmeno idea. — Scritta e fatta rappresentare un'opera, i compositori mettevan mano ad un'altra, e a quella scritta non ci pensavan più, perchè passata, de jure, in dominio pubblico.

Dura legge era quella pei poveri compositori; dura, ingiusta, leonina, — lo riconosco. Ma per un altro verso, era provvida e benefica, in quanto preservava l'arte dal farsi una industria commerciale, e preservava gli artisti dal farsi mestieranti e bottegai.

La scuola dello Scarlatti, ha stabilita la musica pratica su basi razionali, ferme, armonizzanti coi postulati più accettati della estetica, e con la melodia e col canto l'ha avviata sui fioriti sentieri della poesia, ben diversi dalle viottole scabrose e cieche per le quali (e a gran fatica!) si trascinò sempre la musica delle teoriche.

Pure anche questa, nel seicento, ha guadagnato non poco, ed ha fatto non breve cammino.