Questi: la musica spogliata de' più efficaci suoi attributi; costretta a seguire pedestre la declamazione e a gonfiarne le inflessioni e gli accenti. Il dramma inceppato e fatto lentissimo dalla melopèa, nascosto e abbuiato dalla orchestra. La recitazione falsata e portata a termini che si contradicono: a non voler cantare per poter dire; e a non poter dire che con gli elementi del canto: — un ibridismo che mai in arte il più arbitrario, il più infecondo, il più strano!

Di compositori melodrammatici che fiorirono nella seconda metà del seicento, la storia ne ricorda moltissimi, valenti i più, valentissimi non pochi. Ma come ho fatto sin qui, mi terrò alle cime; a quelli che più giovarono all'incremento dell'arte: ad Agostino Stefani e ad Alessandro Scarlatti.

Lo Stefani (ora interamente dimenticato) nel disegno euritmico delle arie e dei pezzi concertati, fu il precursore dello Scarlatti; nella musica vocale da camera fu il precursore del Clari; e in tutto ciò che spetta alla verità della espressione drammatica, e a quegli intenti che si riferiscono al così detto color locale, fu il precursore de' tedeschi. Di due de' quali, del Keiser (grande) e dell'Händel (grandissimo) fu pure maestro. — Le migliori sinfonie dell'Händel, quali sono deduzioni e quali sono calchi di quelle dello Stefani.

Le opere: Marco Aurelio, Servio Tullio, Enrico detto il Leone e Rolando, dello Stefani, aprirono la Germania all'arte italiana.

Sopra tutti i compositori che ho nominati, s'alza gigante Alessandro Scarlatti: il Mozart e il Rossini del suo tempo: un Genio! Ottimo cantante, ottimo suonatore di violino, di clavicembalo, d'organo, di arpa, lo Scarlatti fu compositore di profondissima dottrina, di fantasia vivace e originale, di squisito gusto, e miracolosamente fecondo. — Fra serie, semiserie e buffe, scrisse dalle cento alle centoventi opere teatrali, pressochè tutte acclamate. Scrisse oltre a dugento opere di musica religiosa; otto oratorii, e un gran numero di cantate.

Lo Scarlatti piegò e strinse in una sintesi sapiente la dottrina del Palestrina e la naturale libertà della melodia. Guidato dalla indefettibilità del genio, gettò le basi di quella scuola che, detta da principio Napoletana, fu in seguito la Italiana.

Nella musica delle opere dello Scarlatti, altezza e originalità di concetti, d'intenti, di aspirazioni; — limpidezza, culta ed elegante di stile; — ricchezza inesauribile di partiti; — naturalezza d'andamenti; — abbondanza di idee melodiche native, geniali, informate al carattere voluto dalla poesia cui s'applicavano, e piene d'espressione; — varietà ed efficacia ne' giri degli accordi, ed una strumentazione così savia e sana, così bene intesa, che, senza faticose ricerche, vi si trovano in germe tutte quelle novità che usciron dopo, e delle quali si menò e si mena quel vanto e quello scalpore che tutti sanno.

Come il Monteverdi, anche lo Scarlatti assegnò non di rado all'accompagnamento del canto di ciascun personaggio un gruppo speciale di strumenti, da cui, col colore drammatico, una bella varietà di effetti acustici. Per questo rispetto, sono degne di studio tutte le sue opere, ma più specialmente: Tigrane, e più specialmente ancora La caduta dei Decemviri, nella quale l'aria: Ma il mio ben che farà, è accompagnata da soli violini, divisi in quattro parti.

Dalla bontà de' criteri estetici che lo guidavano nella pratica, la bontà del suo insegnamento.

Chiamato alla direzione di uno de' conservatorii di Napoli, il culto del bel canto, della buona armonia e della buona disposizione delle parti, dalla sua scuola, sempre popolatissima d'allievi, non che a Napoli e in Italia, si diffuse subito in tutt'Europa. — E il suo insegnamento (s'avverta) non appoggiavasi a nessun Trattato, a nessun sistema teorico. Era essenzialmente pratico. Musicista nato, e uomo di molta cultura, lo Scarlatti sapeva troppo bene che cosa erano e che cosa potevano essere, in fatto di musica, le teoriche e i trattati.