Gli oppositori del melodramma non hanno osservato: che il fine delle arti belle, non è già la sola ed esatta riproduzione del vero, ma sì la esplicazione, per mezzo del vero, di un sentimento o di un'idea!
Non hanno osservato: che all'opera d'arte non si cerca già la commozione, in genere, che può destare il vero, ma sì quella commozione che il vero ha destato nell'artista; e dall'artista fecondata e portata ad espressione di bellezza.
Da cui quella commozione sui generis che dicesi estetica.
Gli oppositori del melodramma non hanno osservato: che il sentimento e l'amore dell'arte sono insiti nella natura dell'uomo; che sono inerenti alle sue facoltà e a' suoi bisogni intellettuali; che muovono, in conclusione, da un istinto. E non hanno osservato: che le convenzioni fondamentali delle arti sono il primo e necessario portato di quell'istinto appunto. Del che s'ha una dimostrazione che non ammette replica, nel fatto: che quelle convenzioni, non pure senza ripugnanza, ma con vivo desiderio vennero accettate in tutti i tempi, da tutti gli uomini, in tutti i gradi di cultura: dai Greci come dai Barbari; dagli adulti come dai fanciulli.
Certo è che uno scultore ritrarrebbe meglio il vero, se alle forme del marmo aggiungesse i colori. Ma qual è uomo di gusto, o così naturalmente infelice o così corrotto, che non veda e non senta che l'arte sarebbe qui disviata, che ne sarebbe invertito l'assunto, che il vero sarebbe non già imitato ma contraffatto?
Così, chi assiste alla rappresentazione del Mosè o del Guglielmo Tell, non domanda già alla scena nè il Mosè proprio quello del Pentateuco, nè il Tell montanaro e non poeta, nè musicista, nè cantante, ma domanda il ritratto fantastico di que' personaggi, animato dalle attrattive della poesia e dagli incanti della musica.
E dopo aver dichiarata assurda la convenzione del melodramma, a qual partito s'appigliano gli oppositori?
Per me s'appigliano ad un partito che è apertamente contrario al buon discorso della logica e agli intendimenti dell'arte: condannano e proscrivono il canto che canta, che viene a dire la melodia, per mettere al suo posto quella maniera di recitativo che chiamano melopèa.
Della convenzione prima e fondamentale, non ne prendono che una parte. Come se con questo puerile mezzo termine non si riuscisse ad un'altra convenzione! Come se nella materia di cui trattasi il falso e l'assurdo potessero stare nel più e non nel meno! Come se non volendo ammettere l'uomo che parla cantando il canto, perchè non vero, si potesse poi ammettere l'uomo che parla cantando la melopèa, che non è vero nello stesso stessissimo modo!
E della nuova teorica, quali i frutti?