Fu cercato da molti il doloroso perchè di tale traviamento nell'arte, ma le spiegazioni a me paiono più ingegnose che vere. Si ripete che il decadimento dell'arte nostra si deve all'influsso dell'arte spagnuola e non si pensa che gli stessi difetti, le stesse colpe, gli stessi errori s'incontrano anche nella letteratura d'Inghilterra e di Francia. Non si pensa che è proprio della razza latina la ricerca di concettini, di freddure, di giuochi di parole, di antitesi, non si pensa che tale corruzione, da cui Dante non andò esente, come non andò esente il Petrarca, abbondò nella letteratura cortigiana del quattrocento, s'acuì nel cinquecento, per svolgersi poi in licenziosa pompa nel secolo XVII. Il secentismo fu una gravosa eredità dei secoli precedenti e l'ebbero indipendentemente e contemporaneamente Spagna e Italia, Inghilterra e Francia.
Solo in questo tempo l'antitesi tra l'amore del semplice e del vero e il desiderio del manierato, dello strano, del concettoso si palesa con tinte più forti. In Ispagna accanto a Luigi di Gongora, principe dei poeti gonfi e manierati, sorgeva Velasquez, pittore calmo, chiaro, ben equilibrato, paziente osservatore della natura.
Così a Venezia, se fra il pattume delle accademie imputridivano le buone e forti idee, se la vacuità declamatrice della plebe letterata trovava libero sfogo nelle verbose dispute, in altri convegni altri ragionari erano riscaldati dalla fede in ciò che è vero e buono. L'animo si esalta pensando alle alte cose che si saranno discusse in casa di Andrea Morosini storico e politico insigne, che accoglieva fraternamente Galileo, Paolo Sarpi, Giordano Bruno, Leonardo Donato, Nicolò Contarini, Santorre Santorio, fra Fulgenzio Micanzio e altri illustri. E mentre l'Italia nella servitù di Spagna perdeva armi, sostanze, ed are e patria e tutto, anche la memoria, in questo estremo lembo della penisola si rifugiavano come a sicuro porto gli animi, nei quali vibrava tutto ciò che è più eccelso e nobile nella natura umana. Mentre il pensiero italiano andava oscurandosi, nella casa tranquilla del Morosini si raccoglievano uomini, i cui nomi ricordano quanta parte di sapere per essi si innovasse nel mondo.
E mentre la letteratura, vuota di concetti e di passioni, si riduceva a un giuoco di forme, a una pazza ridda di metafore, nelle limpide notti veneziane Galileo affissava le stelle, e le stelle mormoravano alle orecchie dell'uomo i segreti del cielo.
LA
VITA ITALIANA
NEL
SEICENTO
II.
LETTERATURA.
| La battaglia di Lepanto e la poesia politica | Guido Mazzoni |
| Il pensiero italiano nel sec. XVII | Giovanni Bovio |
| Galileo: sua vita e suo pensiero | Isidoro Del Lungo |
| Giambattista Marini | Enrico Panzacchi |
| Alessandro Tassoni | Olindo Guerrini |
MILANO
Fratelli Treves, Editori
1895.