II.
Or mentre in questi e in altrettali uomini e casi tanto porgeva la vita all'arte, l'arte poco e male se ne giovò, salvo qua e là quasi per eccezione. La poesia politica, seguendo le sorti della lirica amatoria e religiosa, nei metri, nello stile, negl'intendimenti e ne' criterii estetici, perorò in canzoni, meditò o invocò in sonetti, discorse ne' capitoli; seguendo le forme del poema romanzesco, narrò con l'ottava rima, sì da comporre nelle Guerre orrende d'Italia con varii poemetti una cronaca sterminata; senza trasmutare quasi mai in immagini il fatto bruto, in accenti vivaci il sentimento. Ciò pei colti poeti: gli umili rimatori del popolo fecero meglio, chè incolti come erano riuscirono più schietti, e almeno ci conservarono alcun che del reale; ma l'arte che sovrabbondava a quelli, sì da nuocere agli effetti, era troppo scarsa e confusa in questi, e impediva una compiuta ed efficace espressione. Non ci meraviglieremo quindi della messe che offrì alla poesia la politica del secolo decimosesto; paglia molta, grano poco.
Viva viva el gran leone
Che con piede in mar si bagna,
E con l'ale la campagna
Cuopre e tien sotto l'ongione!
cantavano i Veneziani del loro Leon di San Marco; ma se le ali non furono tarpate dalla lega di Cambrai, gli unghioni persero, per essa lega, la forza d'un tempo: e Marin Sanuto, il grande diarista che raccoglieva a mano a mano i fatti e le canzoni che importassero alla città sua, doveva anche trascrivere il Lamento e desperatione del populo venitiano, e il Lamento de' Veneciani, su cui un'incisione in legno mostrava una barca in mare, e il leone dentro, senza nessuno che la guidasse e governasse, “et è in pericolo di anegarsi.„ I Lamenti di Venezia ebbero a crescere ancora: e dentro vi crebbero di nuove sciagure le enumerazioni che erano tanta parte di sì fatto genere, da cui il popolo si dilettava attingere le notizie politiche, cantate su per le piazze con l'accompagnamento del violino: enumerazioni per antitesi tra le vittorie e le conquiste d'un tempo e le disfatte e le perdite presenti. Onde un Messer Simeone Litta faceva che la Serenissima disperata minacciasse di volgersi al Turco, da che i Cristiani la tormentavano tanto:
Su, Venetia sconsolata,
Posta in pianto e gran dolore:
Franza e Spagna e Imperatore