Don Giovanni, quando ha visto che la battaglia non si può più evitare come le istruzioni secrete di Filippo I gli raccomandavano, dà libero sfogo all'impeto giovenile: si poteva finalmente menar le mani! e sulla piazza d'arme della sua galea balla sfrenatamente con due cavalieri una gagliarda. Le galeazze piantate innanzi all'armata cristiana come antemurali cannoneggiano lo sciame mussulmano che le avvolge e le oltrepassa: ormai il cozzo è di tutti contro tutti: i legni si aggrappano l'uno all'altro, e se ne forma come una spianata su cui passano e ripassano confusamente vincitori e inseguiti; e i ridotti barricati vomitan fuoco, piove fuoco dagli alberi. Fu attorno alla reale sì folta la mischia che i tanti alti turbanti, narra qui il Diedo, parevano un turbante solo. Agostino Barbarigo, che per farsi meglio sentire aveva gittata la rotella con cui si copriva il volto, e a chi ne lo rimproverava, rispose: “Meglio esser ferito che non esser udito!„, colto da una freccia in un occhio, cade; ma si rialza, dà comandi ancora; e poi scende nella cabina, da sè stesso si strappa il ferro dall'occhio, ringrazia Dio e muore. Un cappuccino, a veder que' be' colpi non regge; si arma di un roncone, e spaventando i nemici non men con quello che con l'aspetto feroce (tra il cappuccio e la barba lunga dovean luccicargli gli occhi come carboni) sette ne sconcia e fa che altri si buttino in mare. A tanto furore si giunse e così cieco, che in una galea turchesca, mancando ormai ogni munizione di guerra, diedero di piglio perfino a' cedri e agli aranci de' quali avevano gran copia, e cercavano con quelli offendere i nostri; “alcuni de' quali per beffa e per ischerno, rimandavano contro loro detti cedri e aranci: ed era venuto a tanto in molti luoghi verso il fin del conflitto quella zuffa, che il vederla era anzi cosa da ridere che no.„

In sei ore la potenza del Sultano sul mare fu distrutta; ventimila de' suoi periti, cinquemila fatti prigioni; dodicimila cristiani liberati; morti de' nostri tremila, e perdute diciassette galere, ma centosette del nemico. Ed ecco salire sulla capitana di Don Giovanni l'ammiraglio di Venezia, il vecchio Sebastiano Venier, che era con lui da più tempo in aspra contesa, e il giovane precipitarglisi fra le braccia; ecco presentarsi il grave Marc'Antonio Colonna, e tutti e tre baciarsi in fronte. Non vo' togliervi il piacere che ha dato a me una frase del Guglielmotti, storico eloquente di quella giornata: “Il viril romano, il giovanetto spagnuolo, e il vecchio veneziano, espressero con quel bacio la letizia di tutte le età.„ Insieme si recarono il giorno dopo a rivedere il campo della battaglia che pur da lontano si scorgeva per l'acqua stranamente colorata, dove ardevano due galere abbandonate, e le onde trabalzavano rottami e cadaveri, sospingendoli alla spiaggia. Quivi per lungo tratto non si vedevano che teste rase di Turchi.

VI.

Cantiam cantiamo il fortunato giorno

De le nostre vittorie alme e felici

esclamò un de' nostri poeti, e un altro subito:

Suonin le cetre, gli organi, e ogni coro,

Canti il basso, il tenor, l'alto e il soprano;

Rida il pianto, il dolor si faccia sano,

Et l'Adice ci innondi arene d'oro.