Come furono esauditi, ho detto sopra: non solo le cetre e gli organi veneziani ma le chitarre e gli organetti bresciani, bergamaschi, pavani e friulani gareggiarono fra loro a chi facesse più chiasso. I poeti dialettali, toccando le note che a noi suonan burlesche, non riescono, almeno, tediosi. Chi legga il Pianto et Lamento de Selim, che per disperazione dà a Maometto del “busaro, iniquo e can„ e si vuol convertire al Cristianesimo, se non ammira il poeta, sente qualcuna delle risate sarcastiche, che a Venezia doveron prorompere quando, undici giorni dopo la battaglia, fu vista entrare nel bacino di San Marco la galea che ne recava la novella, sparando a festa le artiglierie e strascicando per l'acqua le conquistate bandiere. — Il leone ha graffiato sul vivo questa volta! Selim si pensava venir qua a “piar cappe longhe e tuor melloni„: viva San Marco! — Invece se, lasciando da parte con gli altri minori e minimi il Trionfo di Cristo di Celio Magno, che fu più che altro un pretesto a sfoggiare apparati, vi ponete innanzi la canzone di uno dei migliori che poetassero allora, Giovanni Andrea dell'Anguillara, e cominciate:
Apollo, se gioir unqua s'udio
Pe' dolci accenti tuoi Cinto e Parnaso,
Esci del sacro vaso
Di Teti, e scopri il tuo bel carro d'oro.
E cantando vien poi verso l'occaso
U' n'invita Talia Polimnia e Clio,
Acciò del vero Dio
Gli eletti orniam di trionfale alloro
c'è il caso che gettiate via il libro press'a poco come fece l'Alfieri quando s'imbattè in quel primo “conciosiafossecosachè„ di Monsignor Della Casa. L'autunno del 1571 diede (e parve presagio miracoloso) non solo rose in copia come se fosse estate, “ma i pomi, le ciriegie, le pera, gli armillini ed i prugni„: a dar fiori di poesia ci vogliono miracoli troppo maggiori di una stagione ben temprata di caldo! Ciò che noi chiamiamo a torto il secentismo, era già allora in pieno vigore. Dopo il Paruta che In laude de' morti nella vittoriosa battaglia contro a' Turchi rinnovò l'eloquenza di Pericle pe' morti del Peloponneso, uno di quei poeti, Luigi Groto, ebbe il coraggio di affermare, innanzi al Doge e alla Signoria, che egli aveva profetizzato il successo, traendolo dai penetrali della cabala, coll'ordinare le lettere della data MILLE CINQUECENTO SETTANTA UNO così: IL LEON VENETO VA A LE TESTE OTTOMANE E VINCE QUEI CANI. E chiedeva costui: “E perchè crediam noi che le piove sian sute questa primavera e questa state sì rare? Non per altro, se non perchè essendo queste un pianto dell'aria, ella, di tanta vittoria presaga, non potea piangere.„ Pensate ora di che fosse capace costui, in versi!