Le feste pel ritorno de' collegati furono infinite: il Colonna ebbe a Roma gli antichi onori del trionfo, di che Spagna si adombrò. Ma i soldati, licenziati, come allora si usava, prima di essere ricondotti in patria, furono costretti per giungervi a vendere le armi e a mendicare; Michele Cervantes, che a Lepanto era rimasto storpio d'una mano, altro guadagno non ne ebbe che quella viva testimonianza del suo valore. E poi già troppo si era vinto; Venezia ripigliava le forze; meglio era lasciarla ancora alle prese col Turco.

E il secolo decimosesto, che a Lepanto avea dato l'estrema prova del valore medievale, la rinnegò. Quanto esso aveva avuto di poesia negli avvenimenti, può infatti considerarsi come una conseguenza di tradizioni, di costumanze, di affetti medievali: i poeti educati alla scuola retorica del Rinascimento, non erano forse più capaci di raccogliere dalla storia la poesia, il che vuol dire interpretare e rappresentare la storia nella sua rispondenza col sentimento umano; e forse è in ciò la spiegazione del perchè que' casi epici non trovarono a celebrarli la voce che meritavano. Acuto scrutatore delle ragioni de' fatti, non poteva il Machiavelli trasformarli in fantasmi poetici ne' suoi Decennali: i lirici d'arte, che cantavano della patria a diletto, non potevano esserne la voce viva. Quando, ad esempio, il Coppetta esortava i signori d'Italia a unirsi insieme per difenderla, non pensava tanto al bene di lei quanto alle lodi che avrebbe da Guidobaldo d'Urbino, capitano generale della Chiesa, cui egli si volgeva. L'Italia, per bocca della Notte di Michelangelo, diceva allora:

Grato m'è il sonno....

Infin che il danno e la vergogna dura;

Non veder, non sentir m'è gran ventura.

L'anima italiana aveva bisogno di due secoli di riposo per risvegliarsi ancora gagliarda.

IL PENSIERO ITALIANO NEL SECOLO XVII

CONFERENZA
DI
Giovanni Bovio.

I.

Ad Andrea Cesalpino medico del Papa non fu dato a leggere in Roma l'Erbario del Brunfelsius senza licenza dell'inquisitore e senza aggiungervi deletis delendis. Oggi a Roma sono convenuti seimila medici da tutte le parti del mondo a parlare — senza licenza — delle leggi della materia e della vita. Un congresso di tutta questa dottrina mondiale in Roma era più che un desiderio una previsione del secolo XVII e un filosofo di quel tempo lo prefiniva quasi Concilio dell'umanità a correzione del Concilio di Trento.