Il presagio di quel filosofo, sepolto vivo per 27 anni, è adempito, proprio per opera di quelli che egli deputava a migliorare la razza umana. È forse il solo vaticinio adempito della filosofia di quel secolo?
Delirava quel secolo — scrisse Alfieri. — Delirava come lui, o signori, e sono i grandi delirii che rinnovano la storia, spoltriscono il pensiero e preparano l'avvenire. Se voi ripetete con Bruno che l'Uno nel quale coincidono i contrarî non è trascendente, ma immanente nella natura, voi delirate. E delirate, se, allogandovi nel tempo e nella sede di Galilei, affermate che più mondi rotano e la terra con quelli. E così circola — delira Sarpi — il sangue intorno al cuore. E così tutta l'umanità circolerà intorno ad una mente, ad un pensiero solo — questo era il delirio del filosofo calabrese indicatore di un Concilio pensante. Tu, o Vittorio, posando austero in Santa Croce, t'inspiravi ne' magnanimi delirî tu, e delirando evocavi tempi che ti parevano passati e non erano stati mai. Vedesti vacillare la libertà da te eretta sopra un trofeo di pugnali, e ti accorgesti che c'era stato un delirio più chiaroveggente del tuo — quello che l'avea fondata sulla scienza.
Tal era il pensiero dominante del secolo XVII. — Fissiamolo ben chiaro; fissiamolo fuori degli aneddoti e degli episodî, prendendo la massa della produzione scientifica, letteraria e politica di quel tempo, interrogando le istorie, scrutando attraverso i tanti dissidî e contraddizioni l'idea che vince, quella cioè che sopravvive e si trasmette.
Par troppo per una conferenza? Il tema è vostro, ed è segno che vi basta l'animo di decuplicare il pensiero in ogni parola e di preoccupare con la mente i sottintesi.
II.
Entriamo in questo secolo dando uno sguardo alla produzione politica. E chi primamente incontriamo in questa Firenze che dettò con Machiavelli le regole dello Stato e con Guicciardini le regole dell'io, che in mezzo alla decadenza comune cerca in sè rifugio e indipendenza? Incontriamo qui nel 1603 un Lorenzo Ducci che c'insegna l'arte di farci cortigiani, indicandoci — modello inaspettato — Sejano.
Tutta la scienza della viltà vi è messa innanzi, perchè questo cortigiano del Ducci non si propone a suo fine lo Stato o il Principe ma l'io; e questo non è l'io di Guicciardini — un ultimo rifugio alla indipendenza — ma è l'estratto del servilismo utilitario, secondo il quale si può essere cittadino disonorato purchè si resti avveduto cortigiano.
E poichè Ducci ha da Firenze capovolto Tacito per presentarvi un Sejano rifatto, perchè venti anni dopo non sarà lecito da Bologna a Matteo Pellegrini capovolgere Platone per rifare nella politica il tipo del filosofo? Orsù, mano all'opera: il filosofo non sarà più il capo dello Stato, il fondatore della libertà sulla virtù, il disprezzatore della momentanea fortuna, il modello agli altri; ma capirà una buona volta che il mondo è fuori, non dentro di lui, e che bisogna a due mani pigliarlo come va. Servi vuole e servi bisogna farsi, eruditamente, graziosamente, giovialmente servi, e servendo si domina, si comanda al padrone, si è più liberi di chi comanda, con meno responsabilità e talvolta con più gloria e ricchezza. Ecco il savio.
Ma per salire a tanto bisogna che egli sappia adulare. Quale forma di adulazione sarà più penetrante? Ci è la ristucchevole e ci è la disdegnosa. Questa è la buona — rispondono entrambi — e questa era già stata consigliata nel secolo precedente da Agostino Nifo, filosofo adulatore di Carlo V. Avevano questi scrittori trovato in Tacito un esempio mirabile. Doversi ogni anno rinnovare il giuramento a Tiberio — proponeva Messala cortigiano in Senato. Te l'ho chiesto io? domandava Tiberio. E il cortigiano: Ho parlato spontaneo e del mio cervello userò nelle cose dello Stato, anche a rischio di spiacerti. Oh, dice Tacito: Ea sola species adulandi supererat! È appunto la specie buona, soggiungono Nifo, Ducci e Pellegrini.
E c'è la specie migliore — osserva Sigismondi. — Ancora? la logica della viltà non ha detto l'ultima parola? Voi non avete provveduto al migliore trinciante, al più svelto pincerna del Principe, alle più belle... E questa che si chiama l'adulazione muta sarà sempre in Corte la più eloquente.