Tre lingue mostra Croco, e ride Acanto.
Adorabili ottave! ma un principio artifizioso, qua e là, sarebbe impossibile dissimularlo. E quella tanto decantata ottava dell'Ariosto intorno alla rosa, chi negherà che non abbia qualche cosa di eccessivo, quando dice che a questo fiore la terra e il cielo e il sole s'inchinano? Troppo grande atteggiamento dell'Universo intorno a così piccolo oggetto!
Ebbene, a questi accenni e a questi spunti si attaccarono con una specie di furia tutti gl'ingegni minori. E noi in pieno Quattrocento abbiamo un vero e proprio seicentismo, tanto che il mio maestro e amico, vanto non bugiardo dell'erudizione e della critica italiana, Alessandro d'Ancona, descrivendoci le rime del Cariteo, del Tribaldeo, dell'Alunno, di Serafino Aquilano, del Sessa, del Notturno, dell'Altissimo ed altri poeti minori di quell'epoca, non fa altro che venire su bel bello passando dai loro sonetti a quelli dell'Achillini e del Marini. Questa esposizione ci mostra che il trapasso riuscì nella storia agevolissimo; anzi parecchie volte si rimane in forse se, nel confronto, i meno seicentisti non debbono considerarsi il Marini e l'Achillini. Naturalmente poi nel suo ascendere questa artificiosità arriva ad un punto che sa di mostruoso e di grottesco. E per darvi un'idea di questa specie di vertice sciagurato a cui si potè arrivare, non faccio che prendere alcune ottave del nostro Marino attorno alla rosa e vi consiglio di ascoltarle avendo presente l'ottava dell'Ariosto.
Rosa, riso d'amor del ciel fattura,
Rosa dal sangue mio fatta vermiglia
Pregio del mondo e fregio di natura,
De la terra e del sol vergine figlia,
D'ogni ninfa e pastor delizia e cura
Onor de l'odorifera famiglia,
Tu tien d'ogni beltà le palme prime,