Dante Alighieri scolpì e condensò tutta la poesia del bacio con un verso solo:
La bocca mi baciò tutto tremante.
Quante perifrasi, quanti allungamenti e aggiunte dal manierismo poetico a quel tocco rapido e potente in cui sentiamo tutte le suggestioni del dramma d'amore! Ora andate a leggere (preferisco, o signore, che leggiate voi) come sottilmente teorizzi e pindarizzi sul bacio uno dei poeti più cari alla propria generazione e che mantenne fino a noi una meritata fama, voglio dire G. B. Guarini, Fautore del Pastor Fido, l'emulo di Torquato Tasso nella poesia nell'idillio campestre:
Quello è morto bacio a cui
La baciata beltà bacio non rende......
E tutta quella melliflua onda di baci si chiude col distico di cadenza:
E son come d'amor baci baciati,
Gl'incontri di due cori innamorati.
II.
Contro tutto questo esagerare e sconfinare dell'artificio in Italia, non esisteva un argine sicuro. L'umanismo per sè stesso era stato un forte coefficente di vita italiana, anzi l'aveva eretta e rialzata a più nobili ideali; ma questo accadde soltanto fino che perdurarono in Italia certe date condizioni. Ma pur troppo la vita italiana, voi lo sapete, decadde miseramente per tante cause che sarebbe fuori di luogo qui l'enumerare. La vita italiana si venne rapidamente fatturando e artificiando oltre ogni dire in tutti i suoi elementi. Se voi esaminate tutti gli strati di questa vita, voi vedrete perchè la cultura dovesse diventare inevitabilmente un futile fine a sè stessa. L'Italia mancò al proprio destino, mentre altre Nazioni lo raggiungevano; e avvenne che tutte le forze residuali di questo grande organismo, invece di esercitarsi ed effondersi nel bene, si ripiegarono sopra loro stesse, e in qualche guisa scambievolmente si macerarono e si corruppero. In tutti gli strati della vita italiana, voi vedete l'artificio e la falsità. Mancò il gran tentativo del rifacimento religioso, o riuscì solamente in parte. Mancò in tutto e per tutto il nobile sforzo balenato a qualche mente generosa della ricostituzione politica; e noi rimanemmo un paese che non poteva più bastare a sè stesso, perchè non aveva più un avvenire. Ed è doloroso insieme e curioso il vedere come, più noi penetriamo nella essenza della vita italiana d'allora, più risaltano l'artificio e la corruttela che prende il posto del suo sano e spontaneo svolgimento. Bisogna rifarsi da gli usi della casa, principiando dalla cucina, dove la droga e il pigmento portano una specie di guerra micidiale agli stomachi. Certe morti celebri e poeticamente immaginate (o miseria!) non sono altro che delle morti di indigestioni. Chi oserà più scrivere romanzi e tragedie pietose sul fato di Bianca Capello e di Ferdinanda de' Medici? Poi andate su su per tutte le forme esteriori della vita e sempre e da per tutto si affaccia il medesimo fenomeno sconsolante. Un povero principe di Casa d'Este voleva che i suoi figliuoli intraprendessero un viaggio per l'Italia; dovette rinunziarvi perchè non si riuscì mai a combinar bene le precedenze nel passo degli usi fra lui e i Principi delle altre Case d'Italia!